Stadio nuovo e nuova Voce
in arrivo. Il FC Lugano ha deciso di cambiare. Abbiamo raggiunto
Fabio Degli Antoni, per anni speaker dei ticinesi, che gentilmente ha
voluto raccontarci del suo fantastico e bellissimo viaggio, e di un
epilogo che non si aspettava.
Partiamo dalla fine
“Il
club ha deciso di fare altre scelte, i motivi sono chiari: non ero
congeniale ad alcuni dirigenti della società. Credevo che il
rapporto potesse continuare, ma così non è stato. Ci tengo comunque
a ringraziare tutti”.
L'inizio
“Mi
occupavo di hockey. Ho attraversato la strada e sono finito a
Cornaredo. Fui contattato da Michele Campana e Luca Pedroni. Era la
stagione 2015-16, con me c'era Angelo Fassora. Fu così che cominciò
una straordinaria e intensa avventura”.
L'obiettivo
“Era
una missione: portare entusiasmo e positività. Abbiamo costruito un
modo di fare vivere la partita, abbiamo creato uno stile fatto di
passione. Il Lugano era stato appena promosso”.
L'emozione più forte
“Ne
ho vissute tante. La più bella, la più esaltante, la più intensa è
stata: essere la voce a Berna in finale di Coppa, incitare oltre
12mila ticinesi, contribuire a creare un'atmosfera, in un contesto
così particolare, unico e ai limiti del magico”.
Il rapporto con i
tifosi
“È
stato costruito. È stato un crescendo. Posso dire che la missione è
stata compiuta. La Voce deve essere istituzionale, eppure empatica,
deve avere un tono, eppure popolare e riconoscibile. Siamo diventati,
senza essere presuntuosi, un modello, che molti in Svizzera hanno
imitato. Abbiamo ricevuto attestazioni dai media e dai dirigenti di
altre società, Che soddisfazione”.
La delusione
“Confesso
che mi aspettavo di continuare a intonare il mio Vamooos anche nella
nuova casa. E mi attendevo un congedo più caloroso e meno formale.
Penso che l'identità e il contatto con il territorio siano
fondamentali per un club come il Lugano”.
Una passione che non
finirà mai
“Il
Lugano e il bianconero sono una parte importante della mia vita, con
questi colori sono cresciuto, sia come persona, che come
professionista. È una fede intramontabile, ma per il momento non me
la sento di entrare all'AIL Arena, la prossima stagione comincerò a
seguire la squadra in trasferta, questo è sicuro. Poi quando avrò
elaborato il tutto, tornerò tra le mura amiche, guarderò la
postazione dello speaker, sentirò la sua voce, chiuderò gli occhi,
ma accantonerò la commozione e comincerò a urlare: forza Lugano”.