Parlando con dei colleghi, negli
ultimi giorni, cercando di mettere assieme qualche notizia sul futuro
del Milan, ci siamo ritrovati a riflettere sul fatto che, a
differenza dei dirimpettai interisti, quella milanista, a livello di
stabilità societaria, è stata sovente una storia travagliata,
attraversata da personaggi quantomeno interlocutori: Felice Riva
nella prima metà degli anni '60, la crisi tra Albino Buticchi e
Gianni Rivera negli anni '70, poi i primi anni '80 dell'epoca post
calcio scommesse, l'avventura di Giussy Farina, sino all'avvento di
Silvio Berlusconi e della Fininvest. Tuttavia, nonostante la solidità
finanziaria e i conti in ordine, dal punto di vista della gestione
operativa (e sportiva) la proprietà RedBird sta offrendo un panorama
mai visto prima, vale a dire un club che si trova a non avere, in
contemporanea e a tempo indeterminato, un amministratore delegato, un
direttore sportivo, un allenatore. Aggiungiamoci che l'uomo
(teoricamente, perché nessuno ne ammette il ruolo) più attento per
il fondo alla gestione del business calcio, vale a dire Zlatan
Ibrahimović, è impegnato negli USA a fare da testimonial a numerosi
sponsor personali, e il quadro è completo.
Da Casa Milan, come noto, non
trapela nulla. Tramite persone al di fuori si viene a sapere, di
terza o quarta mano, che, per la panchina, il club potrebbe aver
trovato un accordo sino al 2028 con Oliver Glasner (opzione per il
2029), con un ingaggio nei parametri. Resta calda, nel ruolo di
direttore tecnico plenipotenziario, la pista Ralf Rangnick (che
condividerebbe la scelta dell'allenatore), come noto attualmente in
USA come ct dell'Austria. La federazione austriaca vorrebbe tenerlo:
gli avrebbe proposto un rinnovo biennale del contratto (fino a Euro
2028), accettando alcune condizioni poste dall'allenatore germanico.
La dead line, inizialmente fissata a venerdì
scorso, è scivolata sino all'esordio della squadra da lui diretta al
Mondiale. Tuttavia, secondo più di uno, l'ex Salisburgo sarebbe
seriamente interessato al Milan, ovviamente alle sue condizioni, da
tempo note: fiducia pluriennale anche in caso di risultati iniziali
non in linea, autonomia di gestione assoluta senza ingerenze esterne,
presenza di uomini di propria fiducia nell'organigramma, anche a
livello di settore giovanile e scouting. Si dice che la cosa andrebbe
bene a Cardinale, meno a Zlatan, e che queste divergenze abbiano dato
luogo a dissapori, messi in frigorifero dalla partenza dello svedese
per Los Angeles. Tuttavia, mentre scriviamo, nulla è deciso. Il
resto è un florilegio di video dei tifosi, scritte e manifesti
attorno alla sede e nelle vicinanze di San Siro, in una situazione
talmente paradossale da bloccare anche l'ironia dei tifosi avversari.
Abbiamo i capelli grigi, come abbiamo spesso scritto, e vissuto
parecchie delle situazioni delicate che citavamo all'inizio; ma
questo giro, per certi aspetti, ci sembra il peggiore di tutti. E,
ahinoi, non è un brutto sogno, ma la realtà.
CALCIO ITALIANO
Poche idee e ben confuse