Adesso che i problemi sono esplosi, la FIFA alza le
mani. Dopo il caso dell'arbitro somale Omar Artan, respinto all’ingresso
negli Stati Uniti nonostante fosse stato designato per
il Mondiale, e accolto ieri come in eroe in uno stadio pieno nel suo
paese, e dopo le difficoltà denunciate da giornalisti e tifosi provenienti da
diversi Paesi, la Fifa ha detto di "non essere coinvolta nelle procedure
di immigrazione del Paese ospitante”.
Una posizione che però smentisce seccamente anni di promesse
e rassicurazioni firmate Gianni Infantino. Ieri il presidente della
Fifa, in conferenza stampa, ha poi detto: “Stiamo lavorando dietro le quinte”.
Sì, va bene, ma i risultati? Per ora le cose non cambiano e difficilmente
cambieranno. La figuraccia di Infantino è
stata smascherata da un durissimo articolo firmato da Adam Crafton
su The Athletic.
Il presidente della Fifa ha trascorso gli ultimi anni
garantendo pubblicamente che i Mondiali del 2026 sarebbero stati aperti a
tutti, minimizzando le preoccupazioni sui visti e sui possibili effetti delle
politiche migratorie dell’amministrazione Trump.
Il 17 novembre 2025, alla Casa Bianca, durante la
presentazione del sistema FIFA PASS insieme a Donald
Trump e al segretario di Stato Marco Rubio, Infantino parlava
degli Stati Uniti come di un Paese pronto ad accogliere il mondo:
“L’America dà il benvenuto al mondo. Abbiamo sempre detto che questa sarà
la Coppa del Mondo più grande e inclusiva della storia”.
Eppure oggi la FIFA sostiene di non avere alcun ruolo nelle
decisioni prese dalle autorità americane. La contraddizione appare
ancora più evidente se si osserva il rapporto costruito da Infantino
con Trump negli ultimi anni. The Athletic ricorda come il presidente
della FIFA sia stato uno degli ospiti più
assidui della Casa Bianca, abbia partecipato a eventi politici
vicini al movimento MAGA, abbia aperto un ufficio FIFA nella Trump
Tower di New York e abbia spesso esibito pubblicamente la
propria vicinanza al presidente americano. Una strategia che sembrava
garantire alla Fifa un canale privilegiato con Washington. Oggi, però, quel
rapporto speciale non sembra aver prodotto i risultati promessi. I problemi sui
visti restano, le restrizioni colpiscono cittadini di Paesi qualificati ai Mondiali
e perfino un arbitro Fifa è stato respinto alla frontiera.
Per anni Infantino ha chiesto al mondo di fidarsi
delle sue rassicurazioni. Ora che emergono le conseguenze
delle politiche migratorie statunitensi, la FIFA sostiene di non poter
fare nulla. Ma sono proprio le dichiarazioni del suo presidente, pronunciate
negli ultimi due anni, a dimostrare il suo fallimento.