Tocca a Renato Sergi, l’uomo della provvidenza, quel ragazzo
di soli 31 anni che ha deciso di caricarsi il fardello granata sulle spalle.
Colui che ama questi colori fino al punto di imbarcarsi in una situazione
che, vista da fuori, è tutt’altro che facile.
Il 18 giugno dovrà presentare al giudice le garanzie necessarie per evitare il fallimento e poi, se tutto andrà per il verso giusto, iniziare a pianificare la prossima stagione. Con clamoroso ritardo, ma ovviamente, non per colpa sua.
Ieri sera Sergi è intervenuto a Fuorigioco e con una sincerità disarmante, ha raccontato le sue sensazioni e quello che per lui rappresenta questa sfida.
Si rende conto delle difficoltà che incontrerà sulla sua strada, ma da giovane imprenditore, sembra avere anche la giusta sfacciataggine per affrontarle. E forse, in un momento così, soltanto una persona con questa convinzione e un’alta autostima, poteva accettare questo compito.
Con Bentancur che gli ha lasciato la totalità delle azioni e di conseguenza la completa gestione del club, Sergi si ritrova adesso solo al comando. La famosa cordata, per sua stessa ammissione, non esiste: al massimo ci sono persone che amano ancora l’ACB e che hanno assicurato un apporto in qualità di sponsor. Decisamente un primo piccolo passo verso la costruzione di una necessaria solidità economica.
Sergi ha chiesto in un certo senso l’aiuto della piazza: non tanto in termini finanziari, per quello, ha confermato di possedere le necessarie garanzie, ma piuttosto in termini di passione e coinvolgimento.
Si aspetta duemila persone allo stadio, altrimenti è pronto a rassegnare le dimissioni.
Forse il concetto è un po’ estremo, ma si adatta bene alle ambizioni di un ragazzo che è stato giocatore e prima, allievo granata, e che si ricorda di come, qualche anno or sono, la piazza di Bellinzona ribolliva ancora di passione.
Al di là del risanamento economico, decisivo per ridare una vita a questo glorioso club, uno dei compiti di Sergi sarà quello di farci capire se la piazza di Bellinzona merita ancora certi sforzi e certe categorie.
Lo scopriremo presto: ora, alla testa del club, c’è un ticinese, per di più uno che ha vestito la maglia granata e che sente questi colori addosso.
Le scuse sono finite. Se a qualcuno interessa ancora l’ACB, è giunto il momento di dimostrarlo. Con un semplice gesto: andare allo stadio.
Il 18 giugno dovrà presentare al giudice le garanzie necessarie per evitare il fallimento e poi, se tutto andrà per il verso giusto, iniziare a pianificare la prossima stagione. Con clamoroso ritardo, ma ovviamente, non per colpa sua.
Ieri sera Sergi è intervenuto a Fuorigioco e con una sincerità disarmante, ha raccontato le sue sensazioni e quello che per lui rappresenta questa sfida.
Si rende conto delle difficoltà che incontrerà sulla sua strada, ma da giovane imprenditore, sembra avere anche la giusta sfacciataggine per affrontarle. E forse, in un momento così, soltanto una persona con questa convinzione e un’alta autostima, poteva accettare questo compito.
Con Bentancur che gli ha lasciato la totalità delle azioni e di conseguenza la completa gestione del club, Sergi si ritrova adesso solo al comando. La famosa cordata, per sua stessa ammissione, non esiste: al massimo ci sono persone che amano ancora l’ACB e che hanno assicurato un apporto in qualità di sponsor. Decisamente un primo piccolo passo verso la costruzione di una necessaria solidità economica.
Sergi ha chiesto in un certo senso l’aiuto della piazza: non tanto in termini finanziari, per quello, ha confermato di possedere le necessarie garanzie, ma piuttosto in termini di passione e coinvolgimento.
Si aspetta duemila persone allo stadio, altrimenti è pronto a rassegnare le dimissioni.
Forse il concetto è un po’ estremo, ma si adatta bene alle ambizioni di un ragazzo che è stato giocatore e prima, allievo granata, e che si ricorda di come, qualche anno or sono, la piazza di Bellinzona ribolliva ancora di passione.
Al di là del risanamento economico, decisivo per ridare una vita a questo glorioso club, uno dei compiti di Sergi sarà quello di farci capire se la piazza di Bellinzona merita ancora certi sforzi e certe categorie.
Lo scopriremo presto: ora, alla testa del club, c’è un ticinese, per di più uno che ha vestito la maglia granata e che sente questi colori addosso.
Le scuse sono finite. Se a qualcuno interessa ancora l’ACB, è giunto il momento di dimostrarlo. Con un semplice gesto: andare allo stadio.