Infantino è ambizioso,
parte da una categoria umanista, e comunica al mondo che “il
calcio unisce”. Bontà sua. La cerimonia di apertura del
Mondiale è stata scialba, scontata, e ha mischiato retorica e
tradizione. Ecco Bocelli, Salma Hayek ha urlato “Viva il
Messico! Viva il calcio”, Shakira ha intonato la canzone della
rassegna, il resto è stato contorno. E al tifoso non è rimasto che
contemplare lo scenario, lo stadio è uno di quelli che davvero è
nella storia. È legittimo e quasi obbligatorio essere nostalgici.
Come non ricordare che all'Azteca si disputò: nel 1970
Italia-Germania che finì 4-3, ed è considerata la partita del
secolo; nel 1986 Argentina-Inghilterra, fu l'incontro de “La
Mano de Dios”, il secondo di Maradona è ritenuto il gol del
secolo. Ma il presente incombe. Ci si può ancora abbandonare allo
stupore. Sono previste altre due cerimonie: a Toronto e a Los
Angeles. Funziona così il football del terzo millennio, è organico
ai tempi, è assurto a spettacolo. Il tifoso può rimanere a casa, si
vogliono spettatori che consumano e spendono.
(fonte foto: YouTube)