È finalmente arrivato il giorno del debutto della Svizzera,
al suo sesto Mondiale consecutivo. Dalle parole dei protagonisti sentite in
settimana filtra parecchio ottimismo e positività, mentre a livello di
formazione il nodo da sciogliere, nonostante si sappia ben poco, sarà legato allo
schieramento difensivo. Affrontare in avvio una formazione sulla carta abbordabile come il
Qatar rappresenta un grande vantaggio, poiché si avrà subito l’occasione per
lanciare un segnale all’interno del proprio gruppo e al torneo intero. Sarà
importante, in sintesi, evitare di approcciare come ha fatto il Messico contro
il velleitario Sudafrica: tanto possesso palla per mettere a segno sole due
reti, al momento di tirare le somme, rischia di essere assai pericoloso. Ecco perché
contro i qatarioti bisognerà cercare di finalizzare il più possibile, anche in
virtù di quanto Canada e Bosnia hanno mostrato ieri sera. Arrivare alle due
sfide con le selezioni citate, dove è molto probabile che saranno gli episodi ad
essere decisivi, con due punti di lunghezza, un buon margine nella differenza
reti e un maggior ritmo nelle gambe sarà fondamentale. In ogni caso, sempre
sulla base di quanto visto nel primo match del Gruppo B, le parole di Capitan
Granit Xhaka sono arrivate al momento giusto: una prestazione come quella
fornita nel secondo tempo dell’amichevole contro l’Australia al cospetto della “garra”
bosniaca e delle verticalizzazioni canadesi, i quali amano particolarmente
tenere il possesso del pallone, potrebbe risultare rischiosissima. Ci sarà il
tempo per pensarci, ora testa al Qatar.
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