Lugano, Piazza Riforma e
Piazza Manzoni, ore 21, l'affluenza è buona. Fischio d'inizio, è un
Mondiale dove tutti si aspettano la Svizzera, le ambizioni sono state
dichiarate. Niente parossismo, l'emozione è percepita, ma è tenuta
sotto controllo. L'avversario non è temibile, ci si attende la
goleada. Quello della partita in piazza è un rito, il colore rosso
indica l'identità. La cerimonia dell'inno sospende le voci e rammenta la tradizione. I tempi corrono veloci, e travolgono il passato, lo
ripongono, spesso, nel dimenticatoio, quasi come se fosse una
pastoia. Ma poi ci sono istanti in cui emerge. Segna la Svizzera, la
serata pare incamminarsi sulla strada della vittoria. Ma il raddoppio
non arriva. Il secondo tempo da promessa diventa minaccia, e il colpo
di testa del qatariota è letale, giunge beffardo nel finale. Il
popolo in piazza ora è folla silenziosa, prevale il mugugno,
inevitabile il rimpianto. La comunità si dissolve. Animo: è solo la
prima, il debutto è sovente foriero di sorprese. E così è stato.
MONDIALI
La Nazionale in piazza