1973, un anno che vide la fine della guerra in Vietnam, ma
anche momenti storici che ci riportano agli anni di oggi, come la crisi
petrolifera a causa della Guerra del Kippur o la prima chiamata pubblica
da un telefono cellulare portatile effettuata dall'ingegnere Martin Cooper di
Motorola. Era un anno dove Breznev e Nixon s’incontravano di persona mentre a
New York s’inauguravano le torri gemelle del World Trade Center. Per chi come
il sottoscritto nasceva nel 1973 era questo anche l’ultimo titolo dei New York
Knicks, una franchigia che non ha mai cambiato nome, mai più vincente
nonostante secondo la rivista Forbes, i NY Knicks sono il terzo club sportivo
per valore al mondo e il primo nella NBA, stimato circa 4,6 miliardi di
dollari.
Ci sono stati momenti di esaltazione (pochi) e depressione
(molti), ma tutto si esaurì sempre prima dell’agognato anello, come negli anni ‘90
con Pat Ewing due volte all’ultimo atto. Il nuovo millennio è stato a
lungo un incubo, con effimeri momenti di gloria come la “Linsanity” mentre a
turno steccavano grandi nomi come Carmelo Anthony o Stephon Marbury.
Nonostante i tifosi più ricchi e devoti del paese, come
Spike Lee, l’iconico regista, o Taylor Swift, i Knicks ed il Madison Square
Garden vanno di rifondazione in rifondazione, fino al 2022, quando da Dallas
arriva la scelta numero 33 del draft nell’anno 2018. Jalen Marquis
Brunson. Segnatevi il suo nome. Perché sarà lui l’eroe ed MVP del titolo di New
York nel 2026, 53 anni dopo l’ultimo. Con lui tanti aggiunti dopo il suo
arrivo, come Karl-Anthony Towns o Ogugua Anunoby, per citare alcuni dei
nomi che coach Mike Brown (pure arrivato solo nel 2025) ha plasmato
in modo pazzesco.
Vincere a New York, con i Knicks, è una storia attesa dal
1973, mentre il mondo è cambiato radicalmente, ma presenta per certi versi
fatti storici non ancora “superati”. E mentre di sorpassi, in questa finale con
San Antonio, NY ne ha effettuati di clamorosi, tornando da -29 in gara-4 e
vincendo in rimonta anche gara-5.
E nella “Grande Mela”, prima di focalizzarsi sul mondiale di
calcio, è il momento di una festa infinita.