Difficile scrivere di Milan, in questo periodo. Come abbiamo
già riferito in precedenza, dai canali ufficiali non filtra nulla; ci si deve
così accontentare di confidenze di agenti, o dirigenti di altre società, che
hanno notizie di seconda e terza mano. Tuttavia, in questi giorni, si sono
registrate le dichiarazioni di Ralf Rangnick, che ha ufficialmente deciso di
rimanere alla guida della nazionale austriaca. Scelta legittima, ovviamente. Il
tecnico germanico non ha risposto a domande sul Milan. Filtra, tuttavia, un
certo fastidio per l'atteggiamento della dirigenza rossonera la quale,
sembrerebbe, dopo il colloquio conoscitivo sarebbe sparita: un ghosting, come
fanno gli adolescenti inquieti. Incomprensibile, a questi livelli.
Si va avanti, quindi, come rabdomanti, a caccia di notizie.
Le app di messaggeria istantanea sono piene di messaggi di colleghi alla
ricerca di conferme di soffiate ricevute da non si sa chi, mentre chi gestisce
canali YouTube è costretto, spesso, a parlare decine di minuti facendo ipotesi
sul nulla. A oggi, sembrerebbe che il ruolo di responsabile scouting sia stato
attribuito a Bobby Gardiner, il quale ricopriva in precedenza quello di
recruitment analyst, mentre si continua a insistere, per la panchina, sul nome
di Rúben Filipe Marques Amorim, in una sorta di dejà vu del dopo Pioli: il
Milan che parla portoghese si porta dietro un pregiudizio negativo che spaventa
il popolo rossonero, al netto dei risultati molto deludenti ottenuti dal
tecnico ex Manchester Utd nel calcio che conta, oltre ai tanti dubbi legati al
3-4-2-1 utilizzato dal lusitano, che fa a pugni con le caratteristiche tecniche
di tanti elementi in rosa.
La leggenda racconta che la proprietà, in puro stile
statunitense, sia in mano a un'agenzia di recruiting, la quale agirebbe
seguendo alcuni punti fermi imposti dalla proprietà medesima. Il più
importante, ovviamente, il contenimento dei costi; il secondo, la ricerca di
profili non di cittadinanza italiana. La logica imporrebbe, per esempio, la
nomina (perlomeno in ambito sportivo) del DS come primo passo: una figura in
grado di analizzare la rosa, scegliere un allenatore adatto e, assieme a lui,
impostare la campagna di mercato. Tutto ciò non sta avvenendo, a dimostrazione
che i parametri sono altri. E questo, ovviamente, è stato colto dal popolo
rossonero. Che, per ora, si sfoga sui social, e tramite affissioni di manifesti
in giro per Milano e non solo. Più avanti, vedremo.