La vicenda Palestra, che tanto sta facendo discutere oltreconfine, ha più che altro colpito gli appassionati perché ha spezzato la narrazione che era stata costruita attorno alla trattativa: il giocatore "voleva solo l'Inter", "manca solo la firma" e altre facezie del genere. Alla fine tutto si è concluso nel modo più classico e antico del mondo: nell'asta si è inserito un elemento che ha offerto di più. All'Atalanta non è parso vero poter incassare soldi veri, una percentuale sulla futura rivendita e, perché no, il vantaggio della cessione all'estero di un giocatore, per evitare di trovarselo contro nel prossimo campionato. Tutti soddisfatti, con i bergamaschi che si possono anche permettere lo sfottò ai milanesi ("Siamo dispiaciuti per come siano finite le cose") compreso il giocatore, che si ritrova con un ingaggio raddoppiato, pur avendo lasciato alla società proprietaria la scelta tra prendere meno soldi o viceversa, in nome della narrazione prevalente: un siparietto divertente. Si dice che, nell'accordo col Chelsea, ci sia anche l'abbonamento per vedere a Londra le partite dell'Inter, della quale si è dichiarato tifoso sin da bambino. Qualche maligno parla di un pezzotto illegale ma si tratta, appunto, di sfottò tra tifosi.
Lo sosteniamo da anni: la Serie A italiana, ormai, non ha più la forza economica per competere col calcio che conta. Sono passati i tempi d'oro, e i grandi giocatori, a Milano e altrove, non vengono più. Continuare ad alimentare la fiaba dei campioni che si riducono l'ingaggio per venire a giocare in Italia è deleterio, visto che fa perdere credibilità a tutto il sistema. Certo, elementi che hanno fallito nei grandi club della Premier, messi fuori da certi progetti di spessore, potrebbero vedere la Serie A come un'occasione di rilancio magari, così come un giovane di prospettiva magari considera il massimo campionato d'oltre confine come una rampa di lancio.
Il Como di Cesc Fàbregas è forse il caso di scuola di questo modo di pensare: ma dietro c'è un ambiente più tranquillo di Roma o Milano, soldi veri di una proprietà ambiziosa, un maestro di calcio in panchina e, quest'anno, la possibilità di giocare nel più grande palcoscenico europeo. I lariani piacciono a procuratori e club esteri proprio per le loro formule di pagamento.
L'Inter resta la migliore del mazzo, ovviamente. Però, va detto che la sua architettura di gioco si regge su elementi che sono arrivati in nerazzurro ai tempi della famiglia Zhang, quando la dirigenza poteva investire, e che iniziano a sentire l'usura del tempo: i Mondiali in corso sono stati emblematici rispetto ad Hakan Çalhanoğlu e alla sua Turchia, per dire. I grandi maghi del mercato lo sono con budget ricchi; altrimenti, anche loro si devono piegare a logiche economiche vecchie come il mondo. E i tifosi? Se ne facciano una ragione.
Lo sosteniamo da anni: la Serie A italiana, ormai, non ha più la forza economica per competere col calcio che conta. Sono passati i tempi d'oro, e i grandi giocatori, a Milano e altrove, non vengono più. Continuare ad alimentare la fiaba dei campioni che si riducono l'ingaggio per venire a giocare in Italia è deleterio, visto che fa perdere credibilità a tutto il sistema. Certo, elementi che hanno fallito nei grandi club della Premier, messi fuori da certi progetti di spessore, potrebbero vedere la Serie A come un'occasione di rilancio magari, così come un giovane di prospettiva magari considera il massimo campionato d'oltre confine come una rampa di lancio.
Il Como di Cesc Fàbregas è forse il caso di scuola di questo modo di pensare: ma dietro c'è un ambiente più tranquillo di Roma o Milano, soldi veri di una proprietà ambiziosa, un maestro di calcio in panchina e, quest'anno, la possibilità di giocare nel più grande palcoscenico europeo. I lariani piacciono a procuratori e club esteri proprio per le loro formule di pagamento.
L'Inter resta la migliore del mazzo, ovviamente. Però, va detto che la sua architettura di gioco si regge su elementi che sono arrivati in nerazzurro ai tempi della famiglia Zhang, quando la dirigenza poteva investire, e che iniziano a sentire l'usura del tempo: i Mondiali in corso sono stati emblematici rispetto ad Hakan Çalhanoğlu e alla sua Turchia, per dire. I grandi maghi del mercato lo sono con budget ricchi; altrimenti, anche loro si devono piegare a logiche economiche vecchie come il mondo. E i tifosi? Se ne facciano una ragione.