Juan Carlos Trujillo è in Colombia e lo troviamo dall’altra
parte del telefono sereno e rilassato.
I momenti difficili vissuti in Ticino sembrano essere definitivamente alle spalle e adesso la sua concentrazione è tutta per il FC Llaneros.
“Adesso mi trovo in Colombia, dove ciò che faccio con Llaneros mi piace tantissimo”.
Dell’Eldense dice poco:
“Io mi dedico esclusivamente ai Llaneros: all’Eldense abbiamo Mario Rosas che sta facendo un ottimo lavoro e naturalmente mia moglie, che è il presidente. Nello staff c’è anche Benavante, che a Bellinzona avete conosciuto molto bene”.
Il Bellinzona, come aveva già detto, è un’avventura ormai terminata:
“Sì, lo avevo annunciato nella mia ultima conferenza stampa. Non sono la persona giusta per questo progetto e sono felice che adesso ci sia qualcuno del posto per portare avanti la storia del Bellinzona, che sono sicuro tornerà presto ai livelli più alti”.
Cosa non ha funzionato?
“Non è una questione di tifosi, di stampa, del comune o di soldi in generale, e nemmeno della lega (SFL), che si è sempre comportata molto bene con noi. Credo che il problema sia essenzialmente della Federazione, che non ci ha dato la possibilità di continuare a gestire il Team Ticino. Senza formare i propri giocatori, non ci può essere futuro. Questa è una cosa che mi tolto molte delle motivazioni”.
Il Ticino le manca un po’?
“La vostra è una regione bellissima e c’è gente eccezionale: mi ero integrato bene e la mia idea era quella di restare, ma ero venuto per fare calcio e quando ho capito che l’obiettivo era semplicemente quello di favorire il più forte, ho capito che non era il mio posto”.
Con i Llaneros la cosa è diversa:
“Sì, perché qui partiamo dalla base con i giocatori: sono tornato a casa mia e questo tipo di calcio mi motiva tantissimo. Con Llaneros ho moltissimo da fare: essere in serie A, per un club come il nostro, è già un piccolo miracolo”.
Bellinzona invece ha rischiato il fallimento, ma per fortuna è arrivato Renato Sergi:
“È giovanissimo, mi sembra veramente una grande persona, sta facendo qualcosa di eccezionale. Tutti dovrebbero ringraziarlo e appoggiarlo in questo momento di transizione. Anch'io lo faccio”.
All’inizio si parlava di un debito di 1,5 milioni di franchi, che il lavoro di Sergi e la rinuncia di soldi di qualche dirigente, ha portato a “soli” 800 mila franchi: stupito?
“No, anche perché sapevo con una gestione accorta si poteva spendere meno. Sapevo che chi stava collaborando con me erano grandi persone: questi gesti lo confermano. Purtroppo noi abbiamo fatto qualche errore, ma adesso lasciamo il passato alle spalle e andiamo avanti ognuno per la propria strada”.
I momenti difficili vissuti in Ticino sembrano essere definitivamente alle spalle e adesso la sua concentrazione è tutta per il FC Llaneros.
“Adesso mi trovo in Colombia, dove ciò che faccio con Llaneros mi piace tantissimo”.
Dell’Eldense dice poco:
“Io mi dedico esclusivamente ai Llaneros: all’Eldense abbiamo Mario Rosas che sta facendo un ottimo lavoro e naturalmente mia moglie, che è il presidente. Nello staff c’è anche Benavante, che a Bellinzona avete conosciuto molto bene”.
Il Bellinzona, come aveva già detto, è un’avventura ormai terminata:
“Sì, lo avevo annunciato nella mia ultima conferenza stampa. Non sono la persona giusta per questo progetto e sono felice che adesso ci sia qualcuno del posto per portare avanti la storia del Bellinzona, che sono sicuro tornerà presto ai livelli più alti”.
Cosa non ha funzionato?
“Non è una questione di tifosi, di stampa, del comune o di soldi in generale, e nemmeno della lega (SFL), che si è sempre comportata molto bene con noi. Credo che il problema sia essenzialmente della Federazione, che non ci ha dato la possibilità di continuare a gestire il Team Ticino. Senza formare i propri giocatori, non ci può essere futuro. Questa è una cosa che mi tolto molte delle motivazioni”.
Il Ticino le manca un po’?
“La vostra è una regione bellissima e c’è gente eccezionale: mi ero integrato bene e la mia idea era quella di restare, ma ero venuto per fare calcio e quando ho capito che l’obiettivo era semplicemente quello di favorire il più forte, ho capito che non era il mio posto”.
Con i Llaneros la cosa è diversa:
“Sì, perché qui partiamo dalla base con i giocatori: sono tornato a casa mia e questo tipo di calcio mi motiva tantissimo. Con Llaneros ho moltissimo da fare: essere in serie A, per un club come il nostro, è già un piccolo miracolo”.
Bellinzona invece ha rischiato il fallimento, ma per fortuna è arrivato Renato Sergi:
“È giovanissimo, mi sembra veramente una grande persona, sta facendo qualcosa di eccezionale. Tutti dovrebbero ringraziarlo e appoggiarlo in questo momento di transizione. Anch'io lo faccio”.
All’inizio si parlava di un debito di 1,5 milioni di franchi, che il lavoro di Sergi e la rinuncia di soldi di qualche dirigente, ha portato a “soli” 800 mila franchi: stupito?
“No, anche perché sapevo con una gestione accorta si poteva spendere meno. Sapevo che chi stava collaborando con me erano grandi persone: questi gesti lo confermano. Purtroppo noi abbiamo fatto qualche errore, ma adesso lasciamo il passato alle spalle e andiamo avanti ognuno per la propria strada”.
(Foto Filippo Zanovello)