“Noi si giocava davvero per l’amore della maglia”. È un’annotazione che ci aveva fatto Angelo Pedrazzoli. Parliamo di qualche anno fa: “Per una partita vinta ci davano cinquanta franchi”. ‘Mamma mia!’ che stimoli per un giocatore che lavorava anche al sabato (le partite si giocavano tutte di domenica). Un titolo (Mamma mia), uscito pure al cinema, che è anche un’espressione (italiana) per manifestare sia sorpresa che delusione. Beh, allora, ci si doveva per forza accontentare.
Anche Angelo è stato, a modo suo, un ‘attore’. Sui campi di calcio, ovvio. Ha disputato la prima finale di Coppa del Bellinzona al Wankdorf. Persa, come in tanti ricorderanno, ai tempi supplementari dopo che prima dello scadere del novantesimo Sebastiano Buzzin (1929-2007) aveva colpito la traversa: “Vincerla sarebbe stata una cosa da favola”. Lo è comunque stato il premio-partita, una favola: “Se ricordo bene, abbiamo preso 300 franchi”.
I granata, allenati dal prof. Oscar Pelli - figura mitica della Città - giocavano in divisione nazionale B, il Losanna, forte del ticinese Eli Tacchella e dei vari Grobety (capitano dei vodesi), Dürr, Vonlanthen e Vonlanden, era un’ottima squadra di A che in coppaha poi bissato la vittoria due anni dopo (stagione 1963-64), sempre con Tacchella e anche Vito Gottardi.
Di acqua sotto il ponte ne è passata naturalmente una quantità industriale… “Oggi in Ticino si parla tanto di talenti, però non si dà ai nostri giovani la possibilità di giocare in prima squadra”. Lecito chiedersi se con Renato Sergi ci sarà un ritorno al futuro…
Ovvio che una squadra tutta fatta in casa (la ricordate quella dei ‘maestri’ di Milovan Beljin?) oggi come oggi appare improponibile. “Io credo invece che sia ancora possibile - ribatte curiosamente Angelo - dipende soltanto da chi la dirige. Il vivaio è un ‘serbatoio’ essenziale per fare crescere una società”. Siamo d’accordo, il suo è un ragionamento che non fa una grinza.
Già, ma dove si nasconde a sessant’anni ed oltre di distanza la ‘meglio gioventù’ dell’ACB? Dove sono i Rossini, Rebozzi, Righini, Pellanda, Pedrazzoli di ieri?
Angelo dopo la famosa finale di quel ‘maledetto’ 23 aprile 1962 ha militato nel Lucerna dove si era già trasferito Antonio Permunian: “Ho giocato anche con Nene (Zurmühle), Cerutti e Stefanina”. Rientrato in Ticino per motivi di salute, preferì optare per il Locarno di Gianmarco Mezzadri anziché passare al Chiasso che militava in serie A. C’è una spiegazione: “Mi volevo sincerare delle mie condizioni fisiche senza stressarmi”.
Dal calcio di divisione nazionale a quello che all’epoca veniva chiamato ‘calcio minore’. “Per un darese è stato qualcosa di particolarmente bello giocare ed allenare l’US Pro Daro: un’esperienza fantastica!”.
Ha giocato anche nel Gambarogno del presidentissimo Walter Balestra (che tempi anche quelli), con il Cadenazzo e il Tenero, nel Gorduno e nella squadra di quartiere del Pedemonte. E a 47 anni, eccolo in campo con il figlio Mauro!
Darese doc e cuore granata, per Angelo Pedrazzoli è una cosa spiacevole - ed incomprensibile - che in forza all’ACB in quest’ultima stagione che ha visto la squadra retrocedere in Prima Lega Promotion, siano arrivati alcuni giocatori che “sicuramente non sono migliori dei nostri”.
La sua speranza, che è anche un augurio, è di rivedere con il cambio di proprietà un gruppo di giocatori “vero”. Una ‘sensazione’ rassicurante, la sua? Vedremo.
L’averlo incontrato in completo e cravatta ai bordi di un campo di quartiere, ci fa sperare di rivederlo di nuovo anche al Comunale…
(Foto ENLA)