Non è stato un grande sacrificio svegliarsi alle 5 meno 10
(lo facciamo quasi tutti i giorni); tuttavia, calcisticamente, è stato davvero
un bel vedere. Anche se atteso, quello di questa mattina è stato un risultato
storico: era dall'edizione 1938 che la Svizzera non vinceva ai Mondiali una
partita a eliminazione diretta. Temevamo l'Algeria targata Ticino, con la
coppia Vlado/Davide Morandi alla guida. E i nordafricani, infatti, hanno
mostrato buona capacità di palleggio, e qualche buona individualità, oltre a
dimostrare come la guida tecnica avesse preparato bene la sfida. Però, va
detto: in questo momento la Nati può mettere in campo elementi in grado di
mettere in difficoltà chiunque. La coppia Vargas-Manzambi, in questo momento, è
tra le cose migliori viste sinora al Mondiale: ricerca della profondità, grande
abilità nell'uno contro uno, scelte spesso indovinate nell'ultimo passaggio o
nella conclusione finale. Dietro, Granit Xhaka a dirigere il centrocampo e a
presidiare gli spazi davanti alla difesa, assieme ai magari oscuri ma concreti
Zakaria e Freuler, e con un Ricardo Rodríguez che si sta rendendo
indispensabile, nonostante il pessimismo della vigilia.
Poi, certamente, le circostanze hanno aiutato: andare in
vantaggio dopo 10' è stato il modo migliore per indirizzare la gara in un certo
modo. Tuttavia, va detto che la rete non è arrivata dal caso, ma da una percussione
irresistibile di Manzambi, finalizzata da Breel Embolo, bravo a farsi trovare
al posto giusto al momento giusto. Così come il raddoppio di Dan Ndoye, a
inizio ripresa, che ha stroncato mentalmente le intenzioni degli algerini di
rimettere la gara su binari a loro più favorevoli. Nello spazio tra le due
segnature, una Svizzera capace di fare densità nella propria metà campo dopo
essere andata in vantaggio, mantenendo stretti gli spazi fra le linee, creando
grosse difficoltà ai nordafricani nella fase d'impostazione, mentre nella
ripresa, dopo il raddoppio, il calo di fiducia dell'Algeria ha consentito ai
rossocrociati di controllare senza affanni, con Murat Yakin che ha voluto dare,
nel finale, una chance anche a Noah Okafor.
Diciamolo: questa squadra sta dimostrando solidità e
concretezza. La stitichezza offensiva degli anni scorsi parrebbe essere un
lontano ricordo, e le amnesie della fase a gironi sembrerebbero essere state dovute
dalla volontà di affrontare qualche tratto di partita in modalità risparmio
energetico, per essere al meglio adesso. Ora, non resta che aspettare per
conoscere il prossimo avversario, che uscirà dalla sfida Colombia-Ghana, e
godersi il momento. La sensazione è che, nel futuro, a nessuno farà piacere
incontrare i rossocrociati. Neppure alle favoritissime.
(Foto Immagini RSI)