MONDIALI
Pro e contro di un Mondiale allargato
Pubblicato il 04.07.2026 12:55
di Sandro Solcà
Il dado è tratto, e questa sera il Mondiale nordamericano si “allineerà” alle precedenti edizioni con la fase ad eliminazione diretta che vede ancora in lizza 16 squadre. È tempo dunque di trarre un primo mini-bilancio di questo primo campionato del mondo allargato. È tutto così negativo come lo si è descritto all’inizio?
Perché sì al Mondiale con 48 squadre
Delle 88 partite disputate sino ad oggi, sono state sostanzialmente poche quelle che hanno visto un dominio totale da parte di una sola squadra. Tunisia a parte, con il cambio di guida tecnica in corsa, e un Uruguay in crisi d’identità, tutte le escluse della fase a gironi hanno onorato il loro impegno. Pure Panama, unica selezione eliminata con zero gol all’attivo ma capace di complicare la vita a due formazioni navigate come Croazia e Inghilterra, e pure la Turchia, grande delusione di questa prima parte di Mondiale. Anche i sedicesimi di finale hanno saputo regalare spettacolo ed emozioni. Fatta eccezione per la straripante Francia ed una Spagna sempre più in crescita, nella maggior parte degli incontri è regnata l’incertezza, anche grazie agli inevitabili intrecci di lusso generati dalla fase a gironi: Portogallo-Croazia, Paesi Bassi-Marocco e Brasile-Giappone, in fondo, erano degli ottavi di finale anticipati, ma se l’obiettivo era quello di allargare l’orizzonte a piccole realtà come Capo Verde e farla arrivare ad un niente dall’eliminare la grande Argentina (o meglio, Leo Messi e una quindicina di suoi connazionali che di mestiere fanno i calciatori professionisti), in parte è stato raggiunto. In sostanza, questo aumento ci ha mostrato come il grado di separazione può essere anche minimo.
Perché no al Mondiale con 48 squadre
Ciò che ha messo d’accordo tutti è l’urgenza di rivedere la terza tornata di partite della fase a gironi. La qualità dubbia di alcune sfide ha fatto storcere il naso a molti, dallo scontato 0-0 tra Paraguay e Australia al “pirotecnico” 3-3 di Austria e Algeria. A farne le spese, è stata soprattutto la Scozia, praticamente certa di non farcela per una differenza reti a sfavore e impossibile da ribaltare, a meno di risultati clamorosi delle contendenti, ma costretta a rimanere negli States ad allenarsi per il nulla sino al termine delle prime 72 gare. Chi di dovere avrà l’obbligo di rivedere il modello già in vista di Euro 2028, dove la sostanza, in sintesi, è la stessa. E nei sedicesimi? Solo il Paraguay, delle migliori terze classificate, ha superato il turno. Merito sicuramente dell’Albirroja, ma grande demerito da parte della Germania, unica vera nobile decaduta del calcio mondiale, senza scomodare gli assenti. Al gran ballo delle sedici migliori nazionali al mondo manca solo la Mannschaft e l’unica vera imbucata sembra essere il Canada, che si è guadagnato con merito l’accesso, ma sarebbe stato altrettanto se non fosse stato un paese ospitante?
Tirando le somme, il Mondiale a 48 squadre ha senso di esistere e in futuro la piccola che sgambetterà la grande nelle partite da dentro o fuori ci potrà essere, a patto di rivedere qualche aspetto fondamentale per l’agonismo. Ma, per favore, non più di 48. Ne perderebbe d’appeal lo stesso Mondiale, ma renderebbe totalmente inutile tutta la fase qualificatoria a livello globale.