Il Brasile è fuori e alla luce della partita di ieri sera, c’è
poco da dire. Se la Norvegia ha meritato di vincere (2-1 il risultato finale), grazie alla doppietta di
Haaland, è stato soprattutto il Brasile a perderla.
Prima il rigore sbagliato di Guimaraes (parato dal 35.enne portiere svincolato del Siviglia), poi una clamorosa occasione a tu per tu di Endrick su illuminante passaggio di Vinicius: se non fai gol in queste occasioni, poi rischi di perdere. E così è stato.
Soprattutto se dall’altra parte c’è uno come Haaland, che alla prima vera opportunità, di testa, è saltato sulle spalle di Magalhaes. Nulla da fare per Alisson.
Quel gol ha messo in ginocchio la squadra di Ancelotti, che ha subìto anche il secondo, sempre di Haaland, con un gran tiro rasoterra.
Il rigore trasformato da Neymar, che era entrato sullo zero a zero, fischiato dal pessimo arbitro Elfath, americano nato in Marocco, ha soltanto addolcito la pillola amarissima.
Il Brasile torna a casa, dando l’impressione di essere una squadra tecnicamente lontana da quella che molti anni fa faceva sognare. Ora è soltanto un lontano simulacro, un gruppo di onesti giocatori che a parte Vinicius fanno fatica a creare calcio. C’è tanta nostalgia in questa analisi, pensando a quei talenti che questa nazione riusciva a sfornare. Il Brasile non vince il Mondiale dal lontano 2002 e negli ultimi Mondiali non è mai stato protagonista: non è certo un caso.
E adesso? Ancelotti continuerà o lascerà?
Vedremo. Intanto la ferita è troppo fresca. Per le analisi ci sarà tempo.
Prima il rigore sbagliato di Guimaraes (parato dal 35.enne portiere svincolato del Siviglia), poi una clamorosa occasione a tu per tu di Endrick su illuminante passaggio di Vinicius: se non fai gol in queste occasioni, poi rischi di perdere. E così è stato.
Soprattutto se dall’altra parte c’è uno come Haaland, che alla prima vera opportunità, di testa, è saltato sulle spalle di Magalhaes. Nulla da fare per Alisson.
Quel gol ha messo in ginocchio la squadra di Ancelotti, che ha subìto anche il secondo, sempre di Haaland, con un gran tiro rasoterra.
Il rigore trasformato da Neymar, che era entrato sullo zero a zero, fischiato dal pessimo arbitro Elfath, americano nato in Marocco, ha soltanto addolcito la pillola amarissima.
Il Brasile torna a casa, dando l’impressione di essere una squadra tecnicamente lontana da quella che molti anni fa faceva sognare. Ora è soltanto un lontano simulacro, un gruppo di onesti giocatori che a parte Vinicius fanno fatica a creare calcio. C’è tanta nostalgia in questa analisi, pensando a quei talenti che questa nazione riusciva a sfornare. Il Brasile non vince il Mondiale dal lontano 2002 e negli ultimi Mondiali non è mai stato protagonista: non è certo un caso.
E adesso? Ancelotti continuerà o lascerà?
Vedremo. Intanto la ferita è troppo fresca. Per le analisi ci sarà tempo.