La Svizzera, finalmente, è qualificata per i quarti di
finale di un Mondiale! E lo è con merito, al termine di una partita, come
prevedibile, rognosa ed incerta per tutti i 120’. Ci premiano i rigori, spesso
capolinea dei nostri percorsi internazionali. Proprio quei rigori che, ancora
una volta, hanno rischiato di rovinare tutto dopo il pallone sparato alto da
Akanji, ingannato probabilmente dal peso del ricordo di due anni fa della serie
contro l’Inghilterra. Ci ha pensato Gregor Kobel a scacciare via ogni spettro
fino all’esplosione di gioia scaturita dal rigore decisivo di Ruben Vargas.
Una qualificazione meritata, per il percorso che tutto il
gruppo ha compiuto fino a questa sera e soprattutto per la maturità raggiunta
da ogni singolo elemento di questa Nazionale. Partite come queste non fanno che
temprare tutto questo progresso, anche pensando agli acciacchi pesanti della
vigilia e all’uscita di scena di Ricardo Rodriguez a partita in corsa. Ed è proprio
di questa tempra che avremo bisogno, nella notte tra sabato e domenica
prossima, per andare a prenderci, dopo il primo quarto di finale dopo 72 anni,
anche la rivincita più grande della storia del nostro calcio. Il destino ci metterà
di fronte l’Argentina, 12 anni dopo quel palo colpito allo scadere da Blerim
Dzemaili nell’ottavo di finale di São Paulo, sì campione del mondo in carica ma
tremendamente legata al genio di Leo Messi e ad un niente dalla clamorosa
eliminazione per la seconda partita di fila. Fattori, questi, che non dovranno
distogliere l’attenzione di Xhaka e soci. E da come è stata preparata e
affrontata la delicata sfida alla Colombia (finalista dell’ultima Copa America,
per dire) vi è da credere che sarà così. Da squadra matura, come è diventata
questa Svizzera che, finalmente, è tra le otto migliori squadre al mondo.
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