Due
partite a eliminazione diretta superate e quarti di finale: sì, è
storico, per la Svizzera. Il problema, per il cantastorie, è non
deragliare nella narrazione: qualcuno dirà che Algeria e Colombia,
in fondo, erano avversarie alla portata. Può darsi: ma la realtà è
che, a questi livelli, se arrivi fin qua, nelle prime otto al mondo,
vuol dire che c'è spessore: i nomi delle compagini elette sono lì a
dircelo. Poi, certo, i nostri avversari hanno avuto un pizzico di
sfortuna (l'asta colpita da Lucumi nel primo tempo supplementare), e
ci hanno messo de loro (Campaz che ha mandato alto da buonissima
posizione al minuto 101). Ma questo, in fondo, non fa che dimostrare
ciò che scriviamo da tempo: al Mondiale contano i particolari, e
ogni errore può costare carissimo. Nell'ultima occasione citata, del
resto, il numero 21 dei Cafateros si era trovato in
posizione favorevolissima grazie a una topica rossocrociata: il
calcio dà, il calcio toglie, come diceva Fabio Celestini nel suo
periodo luganese. Alla fine, Eupalla ha guardato benevola dalla parte
di Murat Yakin, premiandolo per il coraggio di togliere un Breel
Embolo palesemente orfano di Johan Manzambi per inserire Cedric
Itten: in molti, al di qua e al di là del Gottardo, non hanno
capito. E invece l'ex San Gallo, pur con i limiti tecnici che gli
riconosciamo, ha fatto il suo e, soprattutto, ciò che gli è stato
chiesto, Infine, al momento decisivo, dove serve il carattere, quando
hai un Paese che ti guarda da casa, dalle piazze, e ti carica sulle
spalle le aspettative sportive più grandi, non si è tirato
indietro, mettendo a segno il suo tiro dagli undici metri. Al netto
dei valori dei singoli, Noah Okafor, quel lavoro, non lo avrebbe
potuto fare. E, di conseguenza, onore al merito al tecnico, bravo
anche a trovare le alternative al suo giocatore migliore, fermato da
un malanno, e a indovinare i cambi inserendo Vargas e Amdouni al
momento giusto. E, per poco, l'ex Losanna non lo ha ripagato con la
rete decisiva, sventata dal Vargas colombiano con un balzo felino.
Dopodiché, sui tiri dagli undici metri, entrambi hanno fatto il
loro. Cosa chiedere di più? Ora, i quarti,
contro i campioni del mondo in carica, toccati dalle polemiche per
l'ennesimo pessimo arbitraggio che però, casualmente, ha favorito
Messi e compagni, come in altre occasioni. Siamo abbastanza vecchi da
avere vissuto l'epopea maradoniana (siamo felici per questo,
nonostante gli acciacchi odierni), e le polemiche del Pibe
de oro contro un sistema che, a
suo dire, danneggiava deliberatamente qualcuno a favore di altri.
Lionel Messi è anche lui un fuoriclasse, ma non ha mai preso una
posizione neppure sulla scelta del the col latte o col
limone. Si ha, a volte, la sensazione che una parte del sistema
calcio voglia creare nuove gerarchie: e un secondo mondiale
consecutivo per la Pulga potrebbe, nella testa di
qualcuno, sancire un sorpasso storico tra i due fenomeni. Il nostro
consiglio? Lasciate perdere. E regalate, invece, a
Svizzera-Argentina, una terna arbitrale di spessore. Perché vorremmo
non dover parlare di arbitri, commentando la partita di domenica.
MONDIALI
La Svizzera scrive la storia