MONDIALI
La Svizzera scrive la storia
Pubblicato il 08.07.2026 05:48
di Silvano Pulga
Due partite a eliminazione diretta superate e quarti di finale: sì, è storico, per la Svizzera. Il problema, per il cantastorie, è non deragliare nella narrazione: qualcuno dirà che Algeria e Colombia, in fondo, erano avversarie alla portata. Può darsi: ma la realtà è che, a questi livelli, se arrivi fin qua, nelle prime otto al mondo, vuol dire che c'è spessore: i nomi delle compagini elette sono lì a dircelo. Poi, certo, i nostri avversari hanno avuto un pizzico di sfortuna (l'asta colpita da Lucumi nel primo tempo supplementare), e ci hanno messo de loro (Campaz che ha mandato alto da buonissima posizione al minuto 101). Ma questo, in fondo, non fa che dimostrare ciò che scriviamo da tempo: al Mondiale contano i particolari, e ogni errore può costare carissimo. Nell'ultima occasione citata, del resto, il numero 21 dei Cafateros si era trovato in posizione favorevolissima grazie a una topica rossocrociata: il calcio dà, il calcio toglie, come diceva Fabio Celestini nel suo periodo luganese. Alla fine, Eupalla ha guardato benevola dalla parte di Murat Yakin, premiandolo per il coraggio di togliere un Breel Embolo palesemente orfano di Johan Manzambi per inserire Cedric Itten: in molti, al di qua e al di là del Gottardo, non hanno capito. E invece l'ex San Gallo, pur con i limiti tecnici che gli riconosciamo, ha fatto il suo e, soprattutto, ciò che gli è stato chiesto, Infine, al momento decisivo, dove serve il carattere, quando hai un Paese che ti guarda da casa, dalle piazze, e ti carica sulle spalle le aspettative sportive più grandi, non si è tirato indietro, mettendo a segno il suo tiro dagli undici metri. Al netto dei valori dei singoli, Noah Okafor, quel lavoro, non lo avrebbe potuto fare. E, di conseguenza, onore al merito al tecnico, bravo anche a trovare le alternative al suo giocatore migliore, fermato da un malanno, e a indovinare i cambi inserendo Vargas e Amdouni al momento giusto. E, per poco, l'ex Losanna non lo ha ripagato con la rete decisiva, sventata dal Vargas colombiano con un balzo felino. Dopodiché, sui tiri dagli undici metri, entrambi hanno fatto il loro. Cosa chiedere di più? Ora, i quarti, contro i campioni del mondo in carica, toccati dalle polemiche per l'ennesimo pessimo arbitraggio che però, casualmente, ha favorito Messi e compagni, come in altre occasioni. Siamo abbastanza vecchi da avere vissuto l'epopea maradoniana (siamo felici per questo, nonostante gli acciacchi odierni), e le polemiche del Pibe de oro contro un sistema che, a suo dire, danneggiava deliberatamente qualcuno a favore di altri. Lionel Messi è anche lui un fuoriclasse, ma non ha mai preso una posizione neppure sulla scelta del the col latte o col limone. Si ha, a volte, la sensazione che una parte del sistema calcio voglia creare nuove gerarchie: e un secondo mondiale consecutivo per la Pulga potrebbe, nella testa di qualcuno, sancire un sorpasso storico tra i due fenomeni. Il nostro consiglio? Lasciate perdere. E regalate, invece, a Svizzera-Argentina, una terna arbitrale di spessore. Perché vorremmo non dover parlare di arbitri, commentando la partita di domenica.