Due anni fa, dopo essere stati eliminati dagli Europei ai
calci di rigore per mano dell’Inghilterra, tutta l’opinione pubblica era
concorde sull’occasione ghiottissima sfumata dagli undici metri: giocatori
chiave arrivati all’apice del proprio rendimento, amalgama del gruppo perfetta
e le rivali, eccetto la Spagna vincitrice di quel torneo, non costanti nel loro
rendimento. Vi erano, tuttavia, dei dubbi legati al futuro. Se Shaqiri in parte
era già stato scavalcato nelle gerarchie dai vari Vargas e Ndoye e quindi
digerito, gli addii di due pilastri come Yann Sommer tra i pali e Fabian Schär
al centro della difesa destavano qualche preoccupazione in più. Preoccupazioni
che, in questo Mondiale e in particolare nella storica vittoria di ieri sera,
sono state completamente spazzate via. Gregor Kobel e Nico Elvedi contro la Colombia
hanno giganteggiato più e più volte, e soprattutto l’estremo difensore, poco sollecitato
a onor del vero nel corso delle prime quattro partite, era chiamato ad una
prestazione di rilievo contro avversari dal calibro di Luìs Diaz e soci,
finalisti dell’ultima Copa America e tra le compagini sudamericane più costanti
dell’ultimo decennio. Ebbene entrambi non hanno deluso, dando continuità ai
progressi messi in atto da quando sono stati chiamati a sostituire i rispettivi
partenti: il portiere del Borussia Dortmund non ha praticamente mai tremato ed
è stato quasi perfetto nei rigori mentre il centrale, colonna del Gladbach dall’ormai
lontano 2015, per lunghi tratti, tra un colpo preso e uno dato, ieri sera ha
ricordato per precisione e pulizia un certo Fabio Cannavaro a distanza di vent’anni.
Degna di nota pure la prestazione di Denis Zakaria, anch’egli spesso nell’ombra
in Nazionale e sempre più a suo agio in un ruolo abitualmente non suo.
Da chi ha confermato in positivo a chi, purtroppo, ancora
una volta ha faticato a motivare il proprio blasone. Granit Xhaka è stato
ancora una volta protagonista di una prova che non giustifica appieno il suo appeal
sovente sfoggiato con le squadre di club. Dopo un buon primo tempo nel quale ha
dato l’impressione di essersi finalmente “tolto il pigiama”, con il passare dei
minuti è vieppiù scomparso dal match, salvo riapparire mettendo in difficoltà i
compagni con palloni gestiti troppo alla leggera in momenti nei quali, dal capitano,
è lecito attendersi una gestione decisamente migliore. Dulcis in fundo, il rigore
rischiosissimo calciato nella serie finale, intercettato da Vargas ma
fortunatamente terminato alle sue spalle. Unico lampo, quella conclusione al
114’ terminata sopra la porta colombiana e nella quale, anche in questo caso,
per tempo e spazio concesso dai Cafeteros il numero 10 poteva e doveva fare di
più. Che tiene alla causa della Nazionale è indiscutibile, ma contro l’Argentina e contro Leo Messi per lui sarà la partita più importante della
sua intera carriera: o dimostra ora il livello raggiunto tra Premier League e
Bundesliga anche nei grandi tornei, oppure è lecito, in futuro, guardare alle alternative. Ieri Jashari,
con l’attenuante dell’aver giocato fuori posizione, non ha brillato (non per nulla
è stato sostituito da Sow alla ripresa), e allo stato attuale è palesemente acerbo
per un ruolo da titolare a questi livelli, ma in prospettiva si avrà il dovere
di testarlo, anche a discapito del capitano, con tutte le conseguenze del caso. Al contrario, Remo Freuler sembra attualmente insostituibile: altra partita maiuscola per il centrocampista del Bologna. Ingiudicabile, infine, Miro Muheim, chiamato al difficile compito di rimpiazzare
l’acciaccato Rodriguez. C’è da sperare che il guaio fisico che ha costretto
Ricky al forfait non sia troppo grave, ma dalle parole del diretto interessato
filtra ottimismo: a Kansas City ci sarà anche lui nella missione “Anti Pulce”.
(Foto Immagini RSI)