Mondiali
Il riscatto dei secondi
Pubblicato il 08.07.2026 13:29
di Sandro Solcà
Due anni fa, dopo essere stati eliminati dagli Europei ai calci di rigore per mano dell’Inghilterra, tutta l’opinione pubblica era concorde sull’occasione ghiottissima sfumata dagli undici metri: giocatori chiave arrivati all’apice del proprio rendimento, amalgama del gruppo perfetta e le rivali, eccetto la Spagna vincitrice di quel torneo, non costanti nel loro rendimento. Vi erano, tuttavia, dei dubbi legati al futuro. Se Shaqiri in parte era già stato scavalcato nelle gerarchie dai vari Vargas e Ndoye e quindi digerito, gli addii di due pilastri come Yann Sommer tra i pali e Fabian Schär al centro della difesa destavano qualche preoccupazione in più. Preoccupazioni che, in questo Mondiale e in particolare nella storica vittoria di ieri sera, sono state completamente spazzate via. Gregor Kobel e Nico Elvedi contro la Colombia hanno giganteggiato più e più volte, e soprattutto l’estremo difensore, poco sollecitato a onor del vero nel corso delle prime quattro partite, era chiamato ad una prestazione di rilievo contro avversari dal calibro di Luìs Diaz e soci, finalisti dell’ultima Copa America e tra le compagini sudamericane più costanti dell’ultimo decennio. Ebbene entrambi non hanno deluso, dando continuità ai progressi messi in atto da quando sono stati chiamati a sostituire i rispettivi partenti: il portiere del Borussia Dortmund non ha praticamente mai tremato ed è stato quasi perfetto nei rigori mentre il centrale, colonna del Gladbach dall’ormai lontano 2015, per lunghi tratti, tra un colpo preso e uno dato, ieri sera ha ricordato per precisione e pulizia un certo Fabio Cannavaro a distanza di vent’anni. Degna di nota pure la prestazione di Denis Zakaria, anch’egli spesso nell’ombra in Nazionale e sempre più a suo agio in un ruolo abitualmente non suo.
Da chi ha confermato in positivo a chi, purtroppo, ancora una volta ha faticato a motivare il proprio blasone. Granit Xhaka è stato ancora una volta protagonista di una prova che non giustifica appieno il suo appeal sovente sfoggiato con le squadre di club. Dopo un buon primo tempo nel quale ha dato l’impressione di essersi finalmente “tolto il pigiama”, con il passare dei minuti è vieppiù scomparso dal match, salvo riapparire mettendo in difficoltà i compagni con palloni gestiti troppo alla leggera in momenti nei quali, dal capitano, è lecito attendersi una gestione decisamente migliore. Dulcis in fundo, il rigore rischiosissimo calciato nella serie finale, intercettato da Vargas ma fortunatamente terminato alle sue spalle. Unico lampo, quella conclusione al 114’ terminata sopra la porta colombiana e nella quale, anche in questo caso, per tempo e spazio concesso dai Cafeteros il numero 10 poteva e doveva fare di più. Che tiene alla causa della Nazionale è indiscutibile, ma contro l’Argentina e contro Leo Messi per lui sarà la partita più importante della sua intera carriera: o dimostra ora il livello raggiunto tra Premier League e Bundesliga anche nei grandi tornei, oppure è lecito, in futuro, guardare alle alternative. Ieri Jashari, con l’attenuante dell’aver giocato fuori posizione, non ha brillato (non per nulla è stato sostituito da Sow alla ripresa), e allo stato attuale è palesemente acerbo per un ruolo da titolare a questi livelli, ma in prospettiva si avrà il dovere di testarlo, anche a discapito del capitano, con tutte le conseguenze del caso. Al contrario, Remo Freuler sembra attualmente insostituibile: altra partita maiuscola per il centrocampista del Bologna. Ingiudicabile, infine, Miro Muheim, chiamato al difficile compito di rimpiazzare l’acciaccato Rodriguez. C’è da sperare che il guaio fisico che ha costretto Ricky al forfait non sia troppo grave, ma dalle parole del diretto interessato filtra ottimismo: a Kansas City ci sarà anche lui nella missione “Anti Pulce”.
(Foto Immagini RSI)