Fa caldo, sui Pirenei e, in
generale, nell'Esagono. Ogni giorno riceviamo, sul telefono, i
messaggi dell'organizzazione alla stampa, perché c'è anche il
timore degli incendi boschivi: a Les Angles, arrivo della terza Tappa,
è stato consentito di accedere all'arrivo solo ai membri
indispensabili dell'organizzazione, mentre si invitano tutti ad
applicare le regole di prevenzione. Il caldo estremo, con
temperature superiori ai 35 gradi e picchi percepiti ben oltre i 40,
ha così riacceso il dibattito sulla sicurezza dei corridori e
sull'adeguatezza dei protocolli adottati dagli organizzatori. Le
immagini trasmesse dalla Francia parlano da sole: atleti ricoperti di
sale per la disidratazione, borracce svuotate in pochi chilometri,
ghiaccio infilato sotto le maglie e continui rifornimenti d'acqua per
cercare di contenere l'aumento della temperatura corporea. In alcuni
casi le squadre hanno persino esaurito le scorte di ghiaccio durante
la corsa, alimentando tra l'altro le critiche nei confronti
dell'organizzazione.
Tra i più agguerriti c'è stato
l'olandese Dylan van Baarle, che ha messo in discussione
l'opportunità di disputare tappe così lunghe in condizioni estreme,
chiedendo di valutare percorsi più brevi o partenze anticipate.
Sulla stessa linea anche il presidente della Groupama-FDJ, Marc
Madiot, secondo cui il protocollo per il caldo estremo sarebbe stato
applicato con troppo ritardo. Con Matteo Trentin avevamo parlato
prima della partenza del Giro del Piemonte edizione 2024, a proposito
dell'annullamento della Tre Valli Varesine di qualche giorno prima.
Il corridore della Tudor era stato molto esplicito anche rispetto
alle polemiche dei tifosi: gli atleti del pedale sono professionisti,
e vanno tutelati. L'italiano, sensibile su questo tema, ha espresso
il suo pensiero anche stavolta: "Il cambiamento
climatico è qui, non è qualcosa che arriverà domani".
Secondo Trentin, è innegabile che il Tour si sia sempre corso in
estate; tuttavia, le attuali ondate di calore rappresentano una sfida
completamente diversa, resa ancora più difficile da notti sempre più
calde e da orari di partenza che espongono il gruppo alle ore più
torride della giornata, per favorire la fruizione da parte del
pubblico delle immagini televisive. Di fronte alle proteste, l'Unione
Ciclistica Internazionale e gli organizzatori hanno introdotto alcune
contromisure. È stata aumentata la disponibilità di acqua e
ghiaccio, sono stati autorizzati rifornimenti supplementari e, in via
sperimentale, è stata ampliata la possibilità di distribuire
borracce anche in zone normalmente destinate al solo passaggio dei
corridori. Resta inoltre in vigore il Protocollo per le Alte
Temperature, che consente modifiche al percorso o, nei casi più
estremi, la neutralizzazione della corsa.
Le polemiche, però, non si sono
fermate. Ha fatto discutere anche la decisione dell'UCI di vietare,
nelle prove a cronometro, alcuni sistemi di raffreddamento con
ghiaccio indossati sotto la maglia perché ritenuti in grado di
modificare l'aerodinamica del corridore. Una scelta giudicata da
molti un controsenso in un'edizione segnata da un'ondata di calore
eccezionale. Il Tour de France si ritrova così al centro di una
riflessione destinata ad andare oltre l'edizione di quest'anno. La
questione non riguarda più soltanto la prestazione sportiva, ma la
capacità del ciclismo di adattarsi a condizioni climatiche sempre
più estreme, trovando un equilibrio tra spettacolo, sicurezza e
tutela della salute degli atleti. Affaire à suivre.
TOUR DE FRANCE
Tour, polemiche per il gran caldo