TOUR DE FRANCE
Tour, polemiche per il gran caldo
Pubblicato il 09.07.2026 06:12
di Silvano Pulga
Fa caldo, sui Pirenei e, in generale, nell'Esagono. Ogni giorno riceviamo, sul telefono, i messaggi dell'organizzazione alla stampa, perché c'è anche il timore degli incendi boschivi: a Les Angles, arrivo della terza Tappa, è stato consentito di accedere all'arrivo solo ai membri indispensabili dell'organizzazione, mentre si invitano tutti ad applicare le regole di prevenzione. Il caldo estremo, con temperature superiori ai 35 gradi e picchi percepiti ben oltre i 40, ha così riacceso il dibattito sulla sicurezza dei corridori e sull'adeguatezza dei protocolli adottati dagli organizzatori. Le immagini trasmesse dalla Francia parlano da sole: atleti ricoperti di sale per la disidratazione, borracce svuotate in pochi chilometri, ghiaccio infilato sotto le maglie e continui rifornimenti d'acqua per cercare di contenere l'aumento della temperatura corporea. In alcuni casi le squadre hanno persino esaurito le scorte di ghiaccio durante la corsa, alimentando tra l'altro le critiche nei confronti dell'organizzazione. Tra i più agguerriti c'è stato l'olandese Dylan van Baarle, che ha messo in discussione l'opportunità di disputare tappe così lunghe in condizioni estreme, chiedendo di valutare percorsi più brevi o partenze anticipate. Sulla stessa linea anche il presidente della Groupama-FDJ, Marc Madiot, secondo cui il protocollo per il caldo estremo sarebbe stato applicato con troppo ritardo. Con Matteo Trentin avevamo parlato prima della partenza del Giro del Piemonte edizione 2024, a proposito dell'annullamento della Tre Valli Varesine di qualche giorno prima. Il corridore della Tudor era stato molto esplicito anche rispetto alle polemiche dei tifosi: gli atleti del pedale sono professionisti, e vanno tutelati. L'italiano, sensibile su questo tema, ha espresso il suo pensiero anche stavolta: "Il cambiamento climatico è qui, non è qualcosa che arriverà domani". Secondo Trentin, è innegabile che il Tour si sia sempre corso in estate; tuttavia, le attuali ondate di calore rappresentano una sfida completamente diversa, resa ancora più difficile da notti sempre più calde e da orari di partenza che espongono il gruppo alle ore più torride della giornata, per favorire la fruizione da parte del pubblico delle immagini televisive. Di fronte alle proteste, l'Unione Ciclistica Internazionale e gli organizzatori hanno introdotto alcune contromisure. È stata aumentata la disponibilità di acqua e ghiaccio, sono stati autorizzati rifornimenti supplementari e, in via sperimentale, è stata ampliata la possibilità di distribuire borracce anche in zone normalmente destinate al solo passaggio dei corridori. Resta inoltre in vigore il Protocollo per le Alte Temperature, che consente modifiche al percorso o, nei casi più estremi, la neutralizzazione della corsa. Le polemiche, però, non si sono fermate. Ha fatto discutere anche la decisione dell'UCI di vietare, nelle prove a cronometro, alcuni sistemi di raffreddamento con ghiaccio indossati sotto la maglia perché ritenuti in grado di modificare l'aerodinamica del corridore. Una scelta giudicata da molti un controsenso in un'edizione segnata da un'ondata di calore eccezionale. Il Tour de France si ritrova così al centro di una riflessione destinata ad andare oltre l'edizione di quest'anno. La questione non riguarda più soltanto la prestazione sportiva, ma la capacità del ciclismo di adattarsi a condizioni climatiche sempre più estreme, trovando un equilibrio tra spettacolo, sicurezza e tutela della salute degli atleti. Affaire à suivre.