CICLISMO
Il Tour nel segno di Jeannot
Pubblicato il 09.07.2026 21:19
di Enrico Lafranchi
Il Giro di Francia agli sportivi ticinesi, soprattutto a chi è un po’ in là con gli anni, è ricordato per la storica impresa compiuta da Giovanni ‘Jeannot’ Rossi nel 1951. Il tresiano aveva vinto la prima tappa, Metz-Reims, indossando la maglia gialla. Un’impresa ‘storica’ che aveva mandato in solluchero gli abitanti di Ponte Tresa. 51 anni dopo, sembra un gioco di ‘numeri’, un altro ticinese ticinese, Rubens Bertogliati, si era tenuta stretta la maglia di leader per due tappe.
Quel Tour fu vinto alla grande da Hugo Koblet che al ‘Parc des Princes’ inflisse distacchi notevoli ai diretti avversari: oltre 22 minuti al secondo classificato, Raphaël Geminiani, quasi mezz’ora a Gino Bartali, quarto. Il ‘campionissimo’ (Fausto Coppi), decimo, si beccò 46 minuti.
Erano, quelli,, anni di vera gloria per il ciclismo elvetico. Nel 1950 Koblet era stato il primo straniero a vincere il Giro (d’Italia) e nel 1951 il Ferdy nazionale si era aggiudicato il famoso mondiale di Varese (famoso per le polemiche sollevate dagli italiani che avevano intravisto una scorrettezza dell’Aquila di Adliswil nei confronti di Fiorenzo Magni). Kübler nel ‘51 aveva vinto anche il TdS lasciandosi alle spalle il rivale Hugo e Alfredo Martini che sarebbe poi diventato commissario tecnico degli italiani.
La Svizzera (a quei tempi le grandi corse a tappe si disputavano con squadre nazionali) era partita da Metz con Aeschlimann, Huber, Reiser, Rossi, Sommer, Godfried e Leo Weilenmann e Koblet.
Restando a Jeannot, il trisettimanale ‘Sport’ di Zurigo aveva parlato di “impresa ammirevole di un ticinese”, Vico Rigassi ne tracciò il ritratto di “un atleta sorretto da una tenacia invidiabile”, lo ‘Sport ticinese’ - settimanale ‘rosa’ del lunedì- definì Rossi “un eroe popolare”. Altri tempi, ovvio: c’era una traccia di enfasi…
Comunque sia la popolarità del tresiano, nato a Bidart, aveva coinvolto anche la stampa francese (vedi le foto pubblicate su ‘Le Miroir sprint’).
Il figlio di Jeannot, Bernardino, ricorda con queste semplici parole l’impresa compita da suo padre 75 anni fa: “Per chi ha corso e corre il Giro di Francia indossare la maglia gialla penso sia una gioia enorme, un sogno”.
Gli avvenimenti sportivi negli anni Cinquanta prima dell’avvento della tivù erano qualcosa di molto particolare, di affascinante - se vogliamo. Il ciclismo lo vivevamo sentendo la voce dello starter che annunciava la partenza, attraverso il fruscio del gruppo e gli applausi del pubblico. Ci si doveva accontentare facendo lavorare la nostra fantasia. Sognando, come dice bene Bernardino Rossi.