Altro che zona Cesarini,
bisognerà chiamarla zona Merino. La Spagna entra in semifinale grazie
soprattutto alle sue riserve e alla qualità della sua rosa. I cambi
non hanno alterato lo schema della partita, e la squadra di De la
Fuente ha mantenuto intatto il suo livello di gioco. Il Belgio ha
dovuto sostituire Courtois, il suo portierone, è entrato Lammens;
Cubarsi ha scagliato un tiro, leggibile e pure poco forte; il portiere belga
non ha trattenuto e sulla sfera si è avventato Merino, che ha
insaccato. Merino arriva dove gli altri si fermano, di professione è
centrocampista, negli ultimi minuti si butta negli spazi, lo fa con
lucidità acume. E colpisce inesorabilmente. La Roja nel corso della
competizione è cresciuta, ha uno stile di gioco preciso e
identitario, non ha solo un undici titolare riconoscibile, ma anche
chi entra sa come fare funzionare il sistema. Dispone di calciatori
tecnici e veloci. Tuttavia non domina, e in difesa è perforabile. Il
grande assente è Yamal, il giovanotto, che cresce come un
fuoriclasse, viaggia sulla strada dell'evanescenza, i colpi gli
riescono solo in parte. Ma poco importa, è tra i pochi che si fa
ispirare dalla fantasia. E questo basta.
MONDIALI
Spagna, ancora all'ultimo respiro