Francia e Spagna un gradino sopra alle altre: è ciò che ha
detto questo Mondiale finora.
Peccato, verrebbe da dire, che le due squadre si debbano affrontare in semifinale. Sarebbe forse stata la finale migliore.
Chi può rivaleggiare con queste due selezioni? All’apparenza, solo l'Inghilterra e l'Argentina possono reggere un reale confronto qualitativo, ma a livello di vittorie e di esperienze non c'è paragone: Deschamps e De la Fuente guidano le rappresentative regine dell'era contemporanea, le più continue, quelle con più talento e i modelli migliori.
Peccato, verrebbe da dire, che le due squadre si debbano affrontare in semifinale. Sarebbe forse stata la finale migliore.
Chi può rivaleggiare con queste due selezioni? All’apparenza, solo l'Inghilterra e l'Argentina possono reggere un reale confronto qualitativo, ma a livello di vittorie e di esperienze non c'è paragone: Deschamps e De la Fuente guidano le rappresentative regine dell'era contemporanea, le più continue, quelle con più talento e i modelli migliori.
Oggi come due anni fa. Al Mondiale come all'Europeo. Di
nuovo Francia-Spagna, di nuovo in semifinale: forse la sfida che più di tutte
racchiude lo strapotere del Vecchio Continente nel calcio moderno.
I Bleus splendidi, dominanti, senza apparenti punti deboli. La Roja paziente, laboriosa, pronta a colpire al momento giusto (che a volte arriva anche intorno al 90esimo). Non è un caso che ci saranno loro a giocarsi l'accesso alla finale. E se l'Inghilterra non dovesse tradire le aspettative contro la Norvegia, sarebbe tris di pura classe. Nel segno della nobiltà europea della nostra era calcistica.
I Bleus splendidi, dominanti, senza apparenti punti deboli. La Roja paziente, laboriosa, pronta a colpire al momento giusto (che a volte arriva anche intorno al 90esimo). Non è un caso che ci saranno loro a giocarsi l'accesso alla finale. E se l'Inghilterra non dovesse tradire le aspettative contro la Norvegia, sarebbe tris di pura classe. Nel segno della nobiltà europea della nostra era calcistica.
Arranca la Germania e fatica a ritrovarsi l'Olanda. Continua
a mancare il salto di qualità il Portogallo. E per quanto riguarda l'Italia,
beh, sono passati vent'anni dalla notte di Berlino.
Già, il Mondiale 2006. Era stata anche l'unica volta in cui Francia e Spagna si erano incrociate ai Mondiali nella loro storia. Accadde agli ottavi, quando Raúl e compagni avevano ancora l'etichetta di eterni incompiuti, e anche quella sera – puntualmente, nonostante il favore dei pronostici – crollarono sotto i colpi sopraffini di Zinédine Zidane..
Già, il Mondiale 2006. Era stata anche l'unica volta in cui Francia e Spagna si erano incrociate ai Mondiali nella loro storia. Accadde agli ottavi, quando Raúl e compagni avevano ancora l'etichetta di eterni incompiuti, e anche quella sera – puntualmente, nonostante il favore dei pronostici – crollarono sotto i colpi sopraffini di Zinédine Zidane..
Oggi, insomma, la saga ha nuovi protagonisti. Deschamps e De la Fuente. Mbappé
e Yamal. Ma soprattutto un serbatoio tecnico talmente profondo, per entrambe le
Nazionali, da far impallidire tutto il resto. Soltanto l'Inghilterra, per
l'appunto, regge il confronto. Ma più per la legge dei grandi numeri che
orbitano attorno alla Premier League, che per particolare densità di talento.
Francia e Spagna restano però il punto di riferimento della
grandezza effettiva. Un Mondiale in bacheca più un doppio secondo posto,
contando anche gli Europei, negli ultimi dieci anni per i Bleus. Un titolo
continentale e qualche passaggio a vuoto per gli iberici – ma non c'è Nazionale
al mondo, dal 2008 in poi, che abbia vinto quanto loro: un Mondiale e tre
Europei. Perché magari una partita storta può comunque arrivare – sempre per
fortuna dello spettacolo – e un ciclo tecnico può vivere qualche passaggio a
vuoto. Ma a lungo andare, oggi, comandano loro. E con la recente ascesa del PSG
è un discorso che si può estendere anche a livello di club.
Non è un caso, insomma, se prendendo in esame la geografia
dei quarti di finale di questi Mondiali – cioè i campionati di provenienza dei
calciatori ancora in corsa – l'Europa rimarca uno predominio fin troppo
eloquente: 196 giocatori su 208. E di questi 196, l'88% arriva dalle prime
cinque realtà europee. Guida la Premier League con 65. Segue la Liga con 39, la
Ligue 1 con 26. Poi Serie A e Bundesliga appaiate a quota 21 – e senza più
Italia e Germania, il dato è di tutto rispetto.
Insomma: l'ombelico del calcio è praticamente tutto qui,
dentro l'Europa dominata da Francia, Spagna e Inghilterra. E la forza motrice
poggia sulle due squadre che animeranno la prima semifinale americana. Vada
come vada, quindi, Francia-Spagna è un termometro del momento: entrambe stanno
benissimo, forse meglio di chiunque altro, e da vent'anni sono sempre ai
massimi livelli. L'unica eccezione reale, venuta su nell'ultimo quinquennio e
in grado di confermarsi, è stata l'Argentina di Messi. A pensarci bene, però,
la stragrande maggioranza dei giocatori di Scaloni si sono formati e si sono
imposti sempre in Europa, sempre nei Paesi più importanti del calcio
contemporaneo. Non è un caso, non può esserlo, infatti non lo è.
(Da Ralenti)