Usciamo ai quarti di finali, a testa alta, ma questa volta
non basta. C’è tanta amarezza, tanta delusione. Il motivo? Questa Argentina si
poteva battere.
Fino all’espulsione di Embolo, la Svizzera aveva messo in chiara difficoltà i campioni del mondo, che non riuscivano a gestire il pressing e la forza dei rossocrociati. Insomma, la partita era stata preparata molto bene e il pareggio di Ndoye, dopo il vantaggio iniziale di McAllister su corner (con Sow che salta a vuoto), stava mettendo la sfida in discesa. Si pensava di poter vincere, anche perché il pallino ce l’aveva in mano la squadra di Yakin.
Dopo il cartellino la sfida è ovviamente cambiata e l’Argentina ha avuto più possesso palla, anche senza mettere troppo sotto pressione la nostra difesa.
C’è voluta una perla di Julian Alvarez, ain questo Mondiale sottotono, per battere l’ottimo Kobel e decidere la sfida. Il terzo gol, quello di Lautaro, era ormai ininfluente.
Peccato, vien da dire, perché stavolta si poteva addirittura arrivare in semifinale, visto il livello degli avversari e la fortuna di essere nella parte giusta del tabellone.
Si scrive la storia, è vero, ma si torna a casa con una grande amarezza.
Fino all’espulsione di Embolo, la Svizzera aveva messo in chiara difficoltà i campioni del mondo, che non riuscivano a gestire il pressing e la forza dei rossocrociati. Insomma, la partita era stata preparata molto bene e il pareggio di Ndoye, dopo il vantaggio iniziale di McAllister su corner (con Sow che salta a vuoto), stava mettendo la sfida in discesa. Si pensava di poter vincere, anche perché il pallino ce l’aveva in mano la squadra di Yakin.
Dopo il cartellino la sfida è ovviamente cambiata e l’Argentina ha avuto più possesso palla, anche senza mettere troppo sotto pressione la nostra difesa.
C’è voluta una perla di Julian Alvarez, ain questo Mondiale sottotono, per battere l’ottimo Kobel e decidere la sfida. Il terzo gol, quello di Lautaro, era ormai ininfluente.
Peccato, vien da dire, perché stavolta si poteva addirittura arrivare in semifinale, visto il livello degli avversari e la fortuna di essere nella parte giusta del tabellone.
Si scrive la storia, è vero, ma si torna a casa con una grande amarezza.