MONDIALI
Svizzera, tra delusione e prospettive
Pubblicato il 12.07.2026 07:59
di Silvano Pulga
Come sempre, in questi casi, lo scrivano deve fare lo slalom tra la narrazione e la retorica: ci sta, ci proveremo, ma non promettiamo nulla. Gli algoritmi delle società di scommesse, al calcio d'inizio del quarto di finale tra la Nati e l'Albiceleste, parlavano chiaro: la vittoria rossocrociata era data a 6,25 contro 1,68, e 3,14 il pari alla fine dei tempi regolamentari. Ma questo, ovviamente, si sapeva. Dopodiché la nostra compagine, orfana del suo miglior giocatore, ha dimostrato come la testa, nel calcio e nello sport in generale, sia l'elemento più importante per garantire una grande prestazione, pur nel ruolo di sfavoriti. Del resto, come abbiamo scritto più volte, in un Mondiale non si può sbagliare nulla: come le Olimpiadi, vengono ogni 4 anni, e la loro crudeltà sta nel fatto che, per molti, a volte ci si trova di fronte all'ultima possibilità. Breel Embolo, che ha commesso l'errore decisivo, ci potrà probabilmente riprovare; ad altri, ahimè, questa opportunità non verrà concessa. E lì sta tutta la grandezza di una manifestazione sportiva che sa trascinarsi dietro il mondo come poche altre. E che, per questo motivo, va tutelata con estrema attenzione. Ma questa è un'altra storia. Rimane, al netto della delusione per ciò che avrebbe potuto essere, un'eredità che, ci auguriamo, possa essere punto di partenza e non di arrivo. Murat Yakin è cresciuto molto, caratterialmente e tecnicamente, ed è solo un lontano parente del tecnico del GCZ che rilasciava risposte spocchiose ai cronisti nella mix zone del Leztigrund, qualche anno fa. Non era scontato, ed è un grande merito per lui e per chi, a partire da Pierluigi Tami, lo ha protetto nei momenti complicati, dandogli fiducia, e lasciandolo lavorare. Certamente, alcuni elementi sono arrivati a fine corsa con la maglia rossocrociata: andranno sostituiti con altri all'altezza. Ma siamo ottimisti: sembra passata una vita dal raduno premondiale a Lugano del 2018, quando Lichsteiner, a villa Ciani, ci diceva che quella della loro generazione era la selezione nazionale svizzera migliore della storia. Ed era vero, in quel momento. Ecco, la crescita successiva ci dimostra che esistono margini di miglioramento. E che questa Nazione può esprimere una squadra di calcio maschile di grande spessore, che duri nel tempo. E questa sarà la sfida del futuro.