Come
sempre, in questi casi, lo scrivano deve fare lo slalom tra la
narrazione e la retorica: ci sta, ci proveremo, ma non promettiamo
nulla. Gli algoritmi delle società di scommesse, al calcio d'inizio
del quarto di finale tra la Nati e l'Albiceleste, parlavano chiaro:
la vittoria rossocrociata era data a 6,25 contro 1,68, e 3,14 il pari
alla fine dei tempi regolamentari. Ma questo, ovviamente, si sapeva.
Dopodiché la nostra compagine, orfana del suo miglior giocatore, ha
dimostrato come la testa, nel calcio e nello sport in generale, sia
l'elemento più importante per garantire una grande prestazione, pur
nel ruolo di sfavoriti. Del resto, come abbiamo scritto più volte,
in un Mondiale non si può sbagliare nulla: come le Olimpiadi,
vengono ogni 4 anni, e la loro crudeltà sta nel fatto che, per
molti, a volte ci si trova di fronte all'ultima possibilità. Breel
Embolo, che ha commesso l'errore decisivo, ci potrà probabilmente
riprovare; ad altri, ahimè, questa opportunità non verrà concessa.
E lì sta tutta la grandezza di una manifestazione sportiva che sa
trascinarsi dietro il mondo come poche altre. E che, per questo
motivo, va tutelata con estrema attenzione. Ma questa è un'altra
storia. Rimane, al netto della delusione per ciò che avrebbe potuto
essere, un'eredità che, ci auguriamo, possa essere punto di partenza
e non di arrivo. Murat Yakin è cresciuto molto, caratterialmente e
tecnicamente, ed è solo un lontano parente del tecnico del GCZ che
rilasciava risposte spocchiose ai cronisti nella mix zone del
Leztigrund, qualche anno fa. Non era scontato, ed è un grande merito
per lui e per chi, a partire da Pierluigi Tami, lo ha protetto nei
momenti complicati, dandogli fiducia, e lasciandolo lavorare.
Certamente, alcuni elementi sono arrivati a fine corsa con la maglia
rossocrociata: andranno sostituiti con altri all'altezza. Ma siamo
ottimisti: sembra passata una vita dal raduno premondiale a Lugano
del 2018, quando Lichsteiner, a villa Ciani, ci diceva che quella
della loro generazione era la selezione nazionale svizzera migliore
della storia. Ed era vero, in quel momento. Ecco, la crescita
successiva ci dimostra che esistono margini di miglioramento. E che
questa Nazione può esprimere una squadra di calcio maschile di
grande spessore, che duri nel tempo. E questa sarà la sfida del
futuro.
MONDIALI
Svizzera, tra delusione e prospettive