Le emozioni sono ancora
forti. Una Nazione intera ci credeva, pensava che il sogno si potesse
realizzare. L'Argentina pareva battibile. Ma all'improvviso tutto è
cambiato, l'opinione è unanime: la partita è stata decisa
dall'espulsione di Embolo. Un episodio che ha fatto il giro del
mondo. Polemiche e sospetti non mancano, la direzione dell'arbitro
non ha convinto per parzialità e un rispetto, quasi smaccato, di
Pinheiro nei confronti dei sudamericani. Ma il centravanti è diventato un 'capro espiatorio'. Due
cartellini, una seconda ammonizione che si pone tra il paradosso e
l'incredulità. La sua carriera avrà un'etichetta indelebile. Il
calciatore è uscito dal campo piangendo e si è chiuso in un silenzio
assordante. Yakin e i suoi compagni lo hanno difeso, sottolineando
che la decisione della sua espulsione non concepisce il vero spirito
del calcio. Ma chi è Embolo? Potenzialmente forte, ma è uno di
quelli che si situa nel 'limbo' degli inespressi e degli incompiuti.
La critica è palese: doveva contenersi, doveva avere la maturità di
controllarsi. Ci si aspettava che fosse un protagonista del Mondiale,
come lo è stato il giovanotto, che è già un fuoriclasse, Johan
Manzambi, che si distingue per talento e mentalità. E il rammarico è
legittimo: ci fosse stato Manzambi.
MONDIALI
Vittima o colpevole?