MONDIALI
Una questione di maggior fame
Pubblicato il 15.07.2026 23:15
di Sandro Solcà
Tralasciando le molte polemiche, giustificate o meno, l’Argentina è riuscita ad arrivare anche in questo grande torneo all’atto conclusivo. Tra Mondiale e Copa America, negli ultimi 15 anni, sono solo tre le volte in cui l’Albiceleste non figura tra le finaliste, e questo, nonostante tutto, qualcosa vorrà pur dire. Semplicemente, è una questione di mentalità e di fame. Quella fame che gli inglesi, anche stavolta, hanno esaurito sul più bello, convinti di avere la vittoria in tasca quella vittoria sinonimo di ritorno in finale a 60 anni esatti dall’unica volta. Fattore, questo, che da solo sarebbe motivo per mangiare l’erba finché l’arbitro non fischia la fine. Non è bastato superare il Messico nell’insidiosissimo ottavo di finale dell’Azteca, e non è bastata nemmeno la rimonta sulla Norvegia di Haaland. È bastato un incomprensibile calo di intensità dopo la “terza pausa” per gettare tutto alle ortiche.
Questione di mentalità, dicevamo. O meglio, di disperazione. Quella disperazione che i campioni del mondo in carica hanno messo in campo fin da subito e che, pazientemente, li ha premiati. L’aspetto geopolitico ha certamente giocato un ruolo e in tal senso, i sudamericani, ci sguazzano nel trovare le motivazioni legate ad un riscatto sociale. È molto probabile però che l’Inghilterra, anche questa volta, avrebbe perso contro qualsiasi avversario. Parliamo di sei decenni senza trofei. Anche qui, qualcosa vorrà pur dire.
Il Mondiale centro-nordamericano ci proporrà la finale più logica, per quanto le due contendenti hanno dimostrato nel corso dell’ultimo lustro. Spagna e Argentina non sarà soltanto Messi contro Yamal in quello che sarà il primo confronto diretto tra i due nonché un possibile passaggio di testimone, ma è il meglio che il calcio globale, ad oggi, possa offrire, tant’è che non vi è una vera favorita. Una finale interamente latina (l’ultima fu proprio negli Stati Uniti nel 1994 tra Italia e Brasile) che metterà di fronte due filosofie di vita simili, fatte, oltre che di intrecci tra loro, di rispetto verso i sacrifici, economici e fisici, di chi ha permesso loro di giocarsi una finale dei Mondiali e di fame, tanta. Quella fame che ti porta a non dare nulla per scontato, a ribaltare i pronostici e a costruire la mentalità vincente che ti fa andare oltre, come hanno fatto Argentina e Spagna in semifinale. Qualcosa vorrà pur dire…
(Foto Immagini RSI)