Tralasciando le molte polemiche, giustificate o meno, l’Argentina
è riuscita ad arrivare anche in questo grande torneo all’atto conclusivo. Tra Mondiale
e Copa America, negli ultimi 15 anni, sono solo tre le volte in cui l’Albiceleste
non figura tra le finaliste, e questo, nonostante tutto, qualcosa vorrà pur
dire. Semplicemente, è una questione di mentalità e di fame. Quella fame che
gli inglesi, anche stavolta, hanno esaurito sul più bello, convinti di avere la
vittoria in tasca quella vittoria sinonimo di ritorno in finale a 60 anni
esatti dall’unica volta. Fattore, questo, che da solo sarebbe motivo per
mangiare l’erba finché l’arbitro non fischia la fine. Non è bastato superare il
Messico nell’insidiosissimo ottavo di finale dell’Azteca, e non è bastata
nemmeno la rimonta sulla Norvegia di Haaland. È bastato un incomprensibile calo
di intensità dopo la “terza pausa” per gettare tutto alle ortiche.
Questione di mentalità, dicevamo. O meglio, di disperazione.
Quella disperazione che i campioni del mondo in carica hanno messo in campo fin
da subito e che, pazientemente, li ha premiati. L’aspetto geopolitico ha certamente
giocato un ruolo e in tal senso, i sudamericani, ci sguazzano nel trovare le
motivazioni legate ad un riscatto sociale. È molto probabile però che l’Inghilterra,
anche questa volta, avrebbe perso contro qualsiasi avversario. Parliamo di sei
decenni senza trofei. Anche qui, qualcosa vorrà pur dire.
Il Mondiale centro-nordamericano ci proporrà la finale più
logica, per quanto le due contendenti hanno dimostrato nel corso dell’ultimo lustro.
Spagna e Argentina non sarà soltanto Messi contro Yamal in quello che sarà il
primo confronto diretto tra i due nonché un possibile passaggio di testimone, ma
è il meglio che il calcio globale, ad oggi, possa offrire, tant’è che non vi è
una vera favorita. Una finale interamente latina (l’ultima fu proprio negli Stati
Uniti nel 1994 tra Italia e Brasile) che metterà di fronte due filosofie di vita
simili, fatte, oltre che di intrecci tra loro, di rispetto verso i sacrifici, economici
e fisici, di chi ha permesso loro di giocarsi una finale dei Mondiali e di
fame, tanta. Quella fame che ti porta a non dare nulla per scontato, a ribaltare i pronostici e a costruire la
mentalità vincente che ti fa andare oltre, come hanno fatto Argentina e Spagna in semifinale.
Qualcosa vorrà pur dire…
(Foto Immagini RSI)