Riavvolgiamo il nastro granata. Trujillo non c’è più e nessuno lo rimpiange a prescindere da come ha lasciato l’ACB. Non c’è più neanche Beppe Sannino. A Bellinzona è tornato a lavorare Francesco Pargalìa. Questa volta con il gruppo principale, non più con i ragazzini. La squadra è caduta in Prima Lega, quella ‘etichettata’ Promotion. Ma trattasi pur sempre di Prima Lega. Si è chiuso un capitolo, ora se ne apre uno nuovo. Sia Renato Sergi che il mister (arrivato da Yverdon, dov'era assistente di Mangiarratti) hanno le idee chiare su come gestire la stagione che andrà presto a cominciare. Il patron ha una società da risanare, Pargalìa deve gestire la squadra che affronta un campionato più duro e lungo (18 squadre!) della Challenge League in cui il Bellinzona ha vinto la miseria di 5 partite delle 36 giocate, facendosi distanziare (di 5 punti) dallo Stade Nyonnais. Acqua passata.
Francesco, qual buon vento l’ha riportata a Bellinzona?
“Beh, direi il solito vento (risponde ridendo) che soffia nella Turrita. Col caldo di queste settimane questo venticello (c’era una brezza piacevole durante il galoppo d’allenamento con il Vallemaggia, ndr) ci sta aiutando tantissimo. A prescindere, il contatto è avvenuto con Tommaso Manicone. Avevo un conto in sospeso con il Bellinzona in quanto avevo iniziato a lavorare nel Settore giovanile e ci tenevo moltissimo a finire il lavoro che avevo iniziato prima di partire”.
È la sua prima panchina da ‘vero’ mister, la possiamo definire una ‘sfida’ la sua?
“Chiaramente lo è, l’ho accettata proprio perché la considero una sfida. Diciamo pure una sfida nella sfida viste anche le difficoltà che ci saranno. Ogni giorno dovremo rimboccarci le maniche, cercando di dare fiducia ai ragazzi e creare un certo ambiente. Da questi primi giorni posso dire che tutto sta andando bene. Sono tutti dei bravi ragazzi, vorrei anche sottolineare che la società non mi sta facendo mancare nulla”.
L’obiettivo stagionale, come ha precisato Sergi, è il mantenimento della categoria. La vede anche lei così o intravede la possibilità di magari scalare la classifica?
“In realtà il primo obiettivo è creare una squadra. Una squadra che verosimilmente lotterà per mantenere il posto. In Promotion incontreremo avversari tosti, a cominciare dalle Under 21 (Basilea, Lucerna, Lugano, Young Boys, Zurigo), squadre ambiziose come l’Amical Saint-Prex (partita in programma nella seconda giornata sul campo dei vodesi, ndr), reduce da due promozioni consecutive, per non dire dei derby con gli stessi bianconeri e il Paradiso. Inoltre ci sono il Bienne (i ‘seeländer’ rincorrono la promozione da anni, ndr), lo Sciaffusa che dalle informazioni in mio possesso ha messo in piedi una squadra ‘mostruosa’. Parliamo di ‘realtà’ che non dovrebbero neanche stare in Promotion, come del resto il Bellinzona”.
Dall’Yverdon al Bellinzona, ha trovato un grande cambiamento?
“Ritengo che la mentalità della Svizzera romanda è abbastanza simile a quella del Ticino. Io sono qui dal 2010, non è un problema, mi ‘sento’ praticamente a casa. Anche a Yverdon mi sono trovato in una situazione in cui c’era una società che doveva strutturarsi e una squadra che doveva ripartire. Il lavoro è simile, l’esperienza che ho maturato può essere utile anche al Bellinzona”.
Ha già in testa il ‘modulo’ con cui farà giocare i suoi?
“È prematuro parlarne, dipende dai giocatori che avremo a disposizione. Quasi sicuramente giocheremo a quattro dietro, poi vediamo come siamo messi in mezzo, più che davanti. Cercheremo in ogni caso di essere protagonisti in partita, provando ad attaccare sempre, restando chiaramente equilibrati”.
La speranza, che è pure da interpretare come obiettivo, è di riportare la gente allo stadio:
“Sono qui praticamente tutto il giorno, passando dall’ufficio allo spogliatoio incontro un sacco di persone che salutano, dicendo ‘ale’ Bellinzona, ‘in bocca al lupo’. I tifosi stanno rispondendo bene (da informazioni raccolte la campagna abbonamenti ha avuto finora riscontri positivi, ndr). Il pubblico è naturalmente fondamentale per tutti noi”.
Un ‘legame’ che va comunque rafforzato:
“Esatto. L’anno scorso (campionato 2025-26) vedendo al Comunale poco più di 300 spettatori a partita mi dava un senso di profonda tristezza”.
Lei ha una ‘missione’ da compiere: ridare credibilità a una squadra senza identità, senza più un’anima. Ce la farà?
“Sono fiducioso e ottimista. Dovremo munirci tutti di pazienza, io ne ho tanta. Sono genitore di due bambine, per forza ne devo avere… (sorride). Ho fiducia in me stesso e anche nelle persone che stanno lavorando con me. Faremo in modo di trasmetterla ai giocatori questa stima. Se tutto funzionerà come deve, anche i tifosi ne avranno nei nostri confronti. Sono convinto che riusciremo a costruire qualcosa di interessante".
Francesco ha acceso una ‘luce’. Si riparte sabato 1. Agosto al Comunale con la partita col Bavois allenato da Benin Uka, figura ‘storica’ del club: il kosovaro è sulla panchina dei vodesi dal 2011!