MONDIALI
L'ha vinta Scaloni
Pubblicato il 16.07.2026 11:43
di Silvano Pulga
La semplicità del calcio, si sa, è alla base del suo successo. E così, non è stato difficile fare una lettura tattica (semplificata, ovviamente) delle due semifinali dei mondiali. Alla fine, le due sfide sono state orientate dai rispettivi selezionatori: Lionel Scaroni ha pescato dalla panchina De Paul, Nicolás González e Lautaro Martínez, senza togliere Mac Allister, Alvare, Fernández e, naturalmente, Lionel Messi. Un allenatore pragmatico, a questo punto, se la sarebbe giocata con delle ripartenze rapide, per colpire in profondità una squadra palesemente sbilanciata.  Thomas Tuchel, invece, che ha fatto? Ha tolto Anthony Gordon, un centrocampista d'attacco con spiccate doti da contropiedista, e ha inserito Ezri Konsa, un difensore, abbassando di decine di metri il baricentro dei suoi. A fargli compagnia, in panchina, elementi del calibro di Rashford, Watkins, Matuede, Eze e Saka, vale a dire 5 giocatori i quali, al contrario, avrebbero potuto offensivi far salire la squadra. Poi, certo, i numeri erano contro di lui: l'Argentina non ha mai perso una semifinale dei mondiali. Però, tatticamente, è stato un suicidio tenere l'Argentina a ridosso dei sedici metri inglesi, al netto di un primo tempo bruttissimo, dominato dalla paura. Il destino del tecnico germanico, come è già stato scritto, sembrerebbe essere segnato. E non ce la sentiremmo di biasimare, nel caso, i dirigenti inglesi. Il giorno prima, Didier Deschamps aveva regalato il centrocampo alla Spagna. La quale aveva a sua volta dimostrato un antico e fondamentale teorema della Pedata: il calcio è gioco di squadra, laddove per questo termine si deve intendere un gruppo che si muove come cosa sola, e non un insieme di 11 giocatori più la panchina. Spagna contro Argentina, in finale, sarà l'incontro tra due scuole di calcio divise dalla comunanza di lingua. E no, non saremo neutrali.