MONDIALI
La maledizione paradossale del calcio inglese
Pubblicato il 16.07.2026 13:46
di Pietro Colombo
Ieri sera, ad Atlanta, l'Inghilterra è stata sconfitta nella semifinale del campionato del mondo, concedendo così agli storici rivali argentini l'occasione di difendere il titolo conquistato a Doha quattro anni fa. È la terza volta che gli inglesi si presentano al penultimo atto del mondiale dal 1966, anno in cui la Nazionale dei Tre Leoni vinse il suo - tutt'ora - unico mondiale. In tutte e tre le occasioni le casacche bianche sono uscite sconfitte. Il paradosso è incredibile. Gli inglesi hanno creato il gioco del calcio, ne hanno tracciato i confini, le regole e gli hanno dato un nome, tanto da renderlo simile ad una religione. Eppure nella loro storia hanno vinto solamente quella coppa del mondo. Nient'altro. Sembrerebbe quasi che gli dèi del calcio abbiano deciso, per qualche strana ragione, che i creatori del gioco non potessero quasi mai gioire della propria creatura.
Ogni generazione inizia con il peso e l'obbligo di vincere, oppressa da un popolo che aspetta di gioire ormai da 60 anni. Non si è mai trattato di mancanza di talento, l'Inghilterra ha coltivato alcuni tra i migliori giocatori del mondo, caricandosi all'attivo una striscia di nazionali fortissime, accumunate però tutte dallo stesso triste finale: la delusione. Questa maledizione si manifesta spesso dagli undici metri, ne sa qualcosa l'Inghilterra di Gary Lineker, quella delle 'notti magiche' a Italia ‘90, ma per ultima, in ordine cronologico, la sconfitta per mano dell'Italia a Euro 2021, a Wembley. A casa sua, l’Inghilterra era arrivata a due passi dal paradiso. Tre anni dopo a Berlino contro la Spagna la storia si ripete, come una condanna. Un blocco psicologico tramandato di padre in figlio, generato da quella paura di perdere che sovrasta il desiderio di gloria. L'Inghilterra sembra essere destinata a veder gli altri festeggiare nello sport nato sui suoi stessi prati.