È argentino, ex nazionale della Albiceleste di basket, arrivato in Svizzera nel 1990 a Lugano, dopo aver sostituito a Caserta l’icona brasiliana (scomparso tre mesi orsono) Oscar Schmidt. Tornato in Argentina per tre stagioni, ha quindi fatto ritorno in Ticino dove ha messo le radici della sua vita privata. Gabriel Parizzia, mio ex compagno in bianconero, che Argentina hai visto in questo Mondiale?
“È una squadra esperta, il gruppo è quello di 4 anni orsono quando si vinse la Coppa del Mondo, hanno un allenatore molto calmo che è bravo a gestire le partite. A differenza del Portogallo con Ronaldo, la squadra è stata costruita attorno a Messi, ma va detto che anche lui ha saputo mettersi a disposizione della squadra”.
Hai visto tutte le partite, anche quella con la Svizzera. Come la hai vissuta?
“Ovviamente tifavo l’Argentina, ma durante tutto il torneo ho supportato anche la Svizzera. Con amici e colleghi abbiamo discusso parecchio del caso Embolo. Da ex giocatore non me la sento di dare solo colpa a lui. Anzi, se la panchina rossocrociata non avesse subito richiesto il giallo a Paredes, magari non succedeva nulla. Peccato per la Svizzera, perché stava meritando più di noi fino a quel momento. Più in generale credo si sia esagerato nel definire che l’Argentina sia arrivata in finale solo grazie al VAR”.
Beh, ci sono state anche grandi rimonte!
“L’Argentina è abituata a soffrire, le partite con noi non sono mai finite; merito nostro, ma anche demerito degli avversari. Vedi solo la semifinale con l’Inghilterra, dove comunque ho visto la nostra miglior prestazione”.
Ed allora che finale vedremo con la Spagna?
“Penso sarà diversa da tutte le altre nostre partite, il piano tattico sarà differente”.
La domanda che un argentino non vuol mai sentire è, meglio Maradona o Messi? Allora, da uomo di basket, ti chiedo, Manu Ginobili è considerato alla loro stessa stregua?
“Dici bene, Maradona e Messi sono due epoche diverse ma amati allo stesso modo, anche perché Leo sta facendo ancora numeri incredibili a quasi 40 anni. Per quanto riguarda Ginobili dovrei tornare in Argentina e tastare il “polso” dei sobborghi di Buenos Aires, ma tra l’oro olimpico del 2004, i titoli NBA, basta vedere la reazione negli stadi quando viene inquadrato. Tutti a cantare Manu Manu!”
Hai vissuto anche gli States dove hai fatto l’Università (NCAA1 con Nevada), cosa ci “lascia” la Coppa del Mondo americana?
“Non è un segreto, i cooling break sono serviti per le pubblicità. Lo stile è quello della NBA o della NFL. Capisco però i puristi del calcio che non si riconoscono in esso. Ma si sa, sono i soldi che la fanno da padrone e l’evoluzione va dove c’è più business e ci sono sempre più soldi”.
Grazie Gabriel, il giocatore che a Caserta fu scelto per sostituire la leggenda Schmidt, l’occasione per ricordarlo a pochi mesi dalla sua scomparsa.