MONDIALI
La finale della Coppa del Mondo, anche una scelta di voce (e canale)
Pubblicato il 17.07.2026 19:20
di Alessandro Tamburini
Ci avviciniamo alla finale della Coppa del Mondo ed imperversa in Italia la discussione sui social (e non solo) per le performance di Lele Adani al microfono al fianco di Alberto Rimedio alla RAI. Il tema ha di gran lunga superato l’evento sportivo, con i detrattori (persino tanti colleghi) che lo tacciano di esaltato filo argentino senza controllo ed i suoi “fans” (perché ormai sembra l’Isola dei Famosi) che lo difendono a spada tratta poiché unico a trasmettere emozioni e coraggiose analisi da commentatore tecnico. Tant’è, da telecronista so che non si può piacere a tutti e che laddove s’inserisce la fede sportiva la lettura delle telecronache subisce alterazioni di visioni. In fondo quando commento un derby di hockey non di raro per la stessa telecronaca rimbalzo tra il “corvo bianconero” e il “piotto biancoblù”. Il tema è come studiare, imparare, quale pietra di paragone usare per migliorarsi. E qua faccio due nomi: Guy Mowbray e Alan Shearer, della BBC. I migliori al mondo. Perché? Prendiamo la telecronaca di Argentina-Inghilterra. Alle reti piovono silenzi senza urla sguaiate, dopo il goal di Gordon parole dette in 26 secondi: tre (3!). Impostazione della voce di Guy perfetta, profonda, sul diaframma, secca, senza trascinare vocali e spaziature nelle frasi in totale antitesi con la punteggiatura (male endemico sempre più diffuso tra i giovani cronisti). Durante la telecronaca giusti i tempi, non un continuo parlare e parlare senza pause, quasi che la TV sia radio. Ci sono le immagini. Intesa con il grande Alan perfetta per ritmi e simbiosi dei tempi. Ma, soprattutto, aumento di tonalità sulle reti dell’Argentina simile al goal di Gordon, quasi fosse una forma di rispetto verso il calcio e gli avversari commentare anche la propria nazionale con il maggior equilibrio possibile. Ascoltando spesso le loro telecronache apprezzo tantissimo quella parola sobria, spesso usata tra Gran Bretagna e Irlanda: brilliant. Brillante, termine imbattibile, perché non aggiunge enfasi eccessiva, vuoi per una grande giocata, vuoi per una grande parata. Ma porta con se tutta la pienezza di un gesto da sottolineare. C’è sempre da imparare, anche al microfono, poi i latini saranno sempre più caldi, persi negli eccessi, mentre gli inglesi dovranno aspettare ancora dopo 60 anni per lasciarsi magari sfuggire il loro aplomb e dire “noi”, parlare a raffica sulle reti, gridare, urlare. Sguaiatamente. Ma, forse, anzi ne sono certo, questo non accadrà. Grazie per la lezione.
(FOTO: Tik Tok/BBC Sport)