NAZIONALE
"Oggi è una Nazionale credibile"
Pubblicato il 18.07.2026 08:52
di Red.
Baldo Raineri, ex tecnico di Bellinzona, Chiasso e Paradiso, ci ha inviato la sua analisi sulla nazionale svizzera di calcio al Mondiale 2026.
"Se dovessi definire con una parola il Mondiale della Svizzera, sceglierei credibilità.
Non mi soffermo soltanto sul raggiungimento dei quarti di finale, un traguardo storico che conferma il livello raggiunto dalla Nazionale. Mi interessa soprattutto il percorso tecnico, la personalità dimostrata e la capacità di competere contro chiunque senza mai rinunciare alla propria identità. La Svizzera ha chiuso il torneo tra le migliori otto del mondo, uscendo soltanto dopo una battaglia con l’Argentina, campione del mondo in carica, giocata con coraggio e organizzazione anche in inferiorità numerica. 
La mia impressione è che questa squadra rappresenti oggi uno dei migliori esempi di continuità nel panorama internazionale.
Non è una Nazionale costruita sulle mode del momento, ma su principi chiari, consolidati nel tempo e sviluppati con grande coerenza. 
Ciò che mi colpisce maggiormente è l’equilibrio tra esperienza e ricambio generazionale.
Giocatori come Granit Xhaka, Manuel Akanji, Gregor Kobel, Ricardo Rodriguez, Remo Freuler o Breel Embolo hanno accumulato centinaia di partite ai massimi livelli europei. Attorno a loro stanno crescendo calciatori come Dan Ndoye, Ruben Vargas, Johan Manzambi e altri giovani che hanno già dimostrato di poter sostenere il peso delle grandi competizioni. Questa miscela rappresenta uno dei patrimoni più importanti del calcio svizzero. 
Ma ciò che considero ancora più importante è la mentalità. 
La Svizzera entra in campo senza complessi di inferiorità. Non aspetta l’avversario sperando di limitare i danni, ma affronta ogni partita con organizzazione, coraggio e grande disciplina collettiva.
È una squadra che sa alternare momenti di pressione alta a fasi di attesa, che conosce perfettamente le distanze tra i reparti e che raramente perde equilibrio.
Dal punto di vista tattico non ha inventato un nuovo calcio, ma interpreta con qualità i principi del calcio moderno. 
E questo, per me, vale molto più della ricerca continua di soluzioni spettacolari.
Un altro aspetto che considero determinante è la qualità internazionale dei suoi interpreti.
La maggior parte dei titolari gioca ogni settimana nei principali campionati europei e affronta abitualmente competizioni come Champions League ed Europa League.
Questa esperienza si riflette nelle scelte durante la partita, nella gestione dei momenti di pressione e nella maturità con cui affrontano le gare decisive.
È un patrimonio che poche Nazionali possono vantare con questa continuità.
Infine, credo che il vero merito della Svizzera sia aver costruito un’identità riconoscibile.
Quando la guardi giocare, capisci subito quale sia la sua idea di calcio.
E questa, secondo me, è la qualità più importante che possa avere una squadra: non dipendere esclusivamente dal talento del singolo, ma da un’organizzazione collettiva capace di valorizzare ogni giocatore.
Per questo considero il Mondiale della Svizzera estremamente positivo.
Non soltanto per il risultato raggiunto, ma perché conferma un percorso iniziato da diversi anni, fondato su programmazione, competenza, sviluppo dei giovani e continuità tecnica.
La mia convinzione è che la Svizzera abbia ormai superato la dimensione della “sorpresa”. Oggi è una Nazionale credibile, rispettata e stabilmente competitiva ai massimi livelli internazionali. E quando una squadra riesce a unire identità, organizzazione, esperienza e qualità dei suoi interpreti, significa che il lavoro fatto nel tempo è diventato cultura calcistica".