In Europa, parlando di
calcio, l'Argentina suscita un profondo tifo contro, è considerata
una protetta. Messi è rispettato, ma non celebrato, è ritenuto un
calciatore che non vai mai oltre i fatti del campo, non esprime mai
un pensiero o un concetto che non sia agonistico, e poi è organico.
Dibu Martinez, di mestiere fa il portiere, e invece non si sottrae a
fornire spiegazioni maggiormente articolate sulla sua Nazionale. È
netto: “Tutti i miei compagni provengono dalla classe operaia”.
Usa una categoria vetusta e superata dal mondo contemporaneo, la
politica se ne sta alla larga, la storia la studia, la sociologia la
ritiene un retaggio. Il portierone va oltre, e fornisce un'analisi
quasi antropologica: “Speriamo che ci ricordino come lavoratori,
che non molliamo mai e che, anche se le cose ci costano, ce la
caviamo sempre”. Tradotto siamo dei privilegiati benestanti, ma
lo spirito primordiale di chi viene dal basso rimane, vive con forza,
e spinge possente. Questo unisce e contraddistingue la sua Argentina,
l'anima di chi sa che cos'è la sofferenza e non indietreggia davanti
alle difficoltà, l'afflato di chi sente in missione per conto del
popolo. Qualora questo esista ancora, non come entità astratta.
MONDIALE
È un'Argentina figlia della classe operaia