Il mondo della boxe è sotto shock per la morte, a soli 26
anni, della pugile Hannah Rapp, investita in Texas da un automobilista mentre
si stava allenando in bicicletta. Lo sgomento aumenta pensando che il
conducente, il 31enne Charles Medina, dopo averla superata si è fermato secondo
la ricostruzione dello sceriffo di Brazos County e l’ha falciata facendo
apposta retromarcia verso di lei. L’uomo è stato arrestato.
Hannah Rapp (8-1-1 come record tra le professioniste) aveva
appena combattuto lo scorso 13 giugno per il titolo mondiale WBC dei pesi piuma
(featherweight) perdendo ai punti da Tiara "The Dark Menace" Brown.
Hannah, soprannominata nell’ambiente “Hanarchy”, piaceva per la sua umiltà,
chiese persino l’autografo a Tiara dopo l’incontro e, nonostante fosse
professionista, lavorava come ispettrice antincendio e per la sicurezza della
vita presso la Texas A&M University.
Amante dello sport, faceva atletica, Hannah era da pochi
anni nel mondo della boxe, la sua scomparsa ha scosso l’ambiente e le
testimonianze di cordoglio non sono mancate. Dalla grande Amanda Serrano fino a
Jake Paul che l’aveva inserita nella sua azienda MVP. regina della promozione
della boxe femminile.
La drammaticità dell’evento colpisce per la dinamica dello
stesso, ci porta anche a ricordare quanto molti sport, come la boxe femminile,
siano un “professionismo” tutt’altro che autosufficiente, quanto una ragazza
che combatté per un titolo mondiale è in fondo sconosciuta a (quasi) tutti. Il
lascito di Hannah deve essere quello, simile a molti sport minori, che non ci
siano pochissime atlete milionarie e tantissime pugili praticamente dai ricavi,
seppur professioniste, nulli. Riposa in pace, Hannah.