Finisce il Mondiale
targato Infantino-Trump, un rassegna dove l'intreccio tra politica e
calcio è stato evidente. I due Presidenti si stimano, si comprendono
e si muovono quasi all'unisono. Impongono con forza la loro figura istituzionale,
si sentono oltremodo legittimati, vivono di tante certezze e di
pochi dubbi. Esercitano il potere con discrezionalità, gli avversari
non sono tollerati, sono considerati fuori dal tempo e velleitari.
Trump vuole sempre presente, vive del centro dell'attenzione.
Consegnata la Coppa agli spagnoli, il Presidente si è fermato,
voleva essere immortalato con i giocatori. Ma c'è chi è capace di
dire no, ci ha pensato il capitano della 'Roja' a ristabilire un
equilibrio ancestrale che rispetta la tradizione. Rodri, il
formidabile centrocampista, quello che gioca con la maglietta dentro
i pantaloni, ha invitato l'intruso a spostarsi, a farsi più in là.
Trump ha cercato di rimanere, ma seguito dal fido Infantino ha dovuto
defilarsi. Il gesto di Rodri solleva e rende uno sprazzo di speranza,
e per un istante la politica è stata allontanata con fermezza e con
un platealità contenuta ma efficace.
MONDIALI
Trump, fatti più in là