La notizia è ufficiosa,
ma comincia a rimbalzare attraverso i giusti canali, arriva dal Sudamerica.
Il prossimo Mondiale, quello del centenario, dovrebbe comprendere 64
squadre. È l'ennesimo strappo di Gianni Infantino, che come unico
limite alla sua presidenza ha le sue idee. Sostiene che l'edizione
americana rimarrà a imperitura memoria, e l'etichetta come un
“evento unico” poiché “non c'è mai stato nulla di
simile”. Poco importa che della pletora delle partite
disputate, al massimo dieci saranno state di un certo livello. Ma il
Presidente un record lo ha ottenuto: quello delle entrate, sono oltre 13 i miliardi di franchi incassati. Soldi che userà in maniera
sapiente e astuta, finanziando le Federazioni amiche, con progetti e
investimenti, che aumenteranno a dismisura la sua influenza. È in
carica da un decennio, e l'anno che verrà, nel mese di marzo, si
terranno nuove elezioni. Ma l'esito è scontato. È imbattibile. I numeri sono tutti dalla sua parte: sono 211 i Paesi aderenti della
Fifa. La confederazione sudamericana (10 membri) lo appoggia, come
quella africana (54 membri) e quella asiatica (46 membri), e come
quella dell'America del Nord (35 membri) e dell'Oceania (11 membri).
Sarà un autentico plebiscito. L'unico avversario di Infantino è
l'Uefa (55 membri), l'organismo europeo è forte e ricco, ma la sua
opposizione è formale e poco incide nella sostanza. Il nostro ha poi
un formidabile alleato: Donald Trump, che gli garantisce una
protezione non indifferente, una scelta strategica, che lo fa sentire
al sicuro, e al di sopra di eventuali polemiche e critiche, respinte
con sicumera.
CALCIO INTERNAZIONALE
Sul suo Impero non tramonta mai il sole