Renato Sergi, presidente dell’ACB, dichiara che la situazione in casa granata è molto complessa. Ci sono problemi (addirittura con la FIFA). Gli chiediamo, là dove può, di chiarire gli aspetti più importanti.
Quali sono le complicazioni più assillanti?
“Sono dal punto di vista amministrativo, logistico, dei bilanci e via dicendo. Situazioni che non sono del tutto chiare. Ci vorrà tempo per capire cosa veramente non va”.
Chiamiamole ‘carenze’: sono dovute alla precedente proprietà o si sono manifestate già prima?
“Sicuramente le vecchie gestioni hanno avuto delle difficoltà non avendo ‘radici’ solide sul territorio. Magari non si sono affidate alle persone giuste in ambito amministrativo: vedi biglietteria, rinnovi degli abbonamenti, la buvette - che, lo sottolineo, è molto importante. Voglio capire di che cosa ha bisogno il popolo granata. Spero di risolvere queste ‘mancanze’ il più presto possibile”.
Lacune che si trascinano da tempo?
“Secondo me sono state causate da una serie di ‘cose’. Loro sono arrivati dalla Colombia e dalla Spagna con la volontà di salire in Super League (vedi le roboanti dichiarazioni di Juan Carlos Trujillo, ndr). È stato un grave errore” (leggi il mercato che ha coinvolto un numero di giocatori colombiani non all’altezza della nostra Challenge League).
In fatto di giocatori dove sta attualmente il problema?
“Riguarda i tesseramenti, preferisco non entrare nei ‘dettargli’ in quanto siamo comunque a buon punto con la FIFA”.
Si può essere ottimisti?
“Ne sono convinto”.
Il popolo granata si sta chiedendo che Bellinzona sarà quello di Sergi:
“Vedremo un Bellinzona giovane. Una squadra combattiva che alla grinta abbini delle buone qualità tecniche. Un gruppo di giocatori che dia il mille per cento sul campo, al di là del nostro obiettivo che è la salvezza”.
Una squadra prevalentemente fatta in casa oppure con elementi della Svizzera interna e magari anche ‘stranieri?
“Almeno 7-8 giocatori sono del territorio, abbiamo gli occhi puntati sul nostro calcio regionale che è senz’altro di buona qualità. Per garantirci la salvezza sarà comunque necessario estendere il nostro bacino in Svizzera interna. Puntiamo anche lì su giovani cresciuti nel calcio svizzero”.
I fari sono puntati solo su di lei, al suo indirizzo un fiume di apprezzamenti e simpatie. È ammirato per la sua dedizione all’ACB di cui è stato anche giocatore. La definiscono un uomo straordinariamente coraggioso. Avverte questa responsabilità?
“Lo dice anche mia moglie che ho un grande coraggio!”. (Ci sta una bella risata).
Qual è un altro ostacolo che ci tiene a superare?
“È quello di riportare il cuore granata allo stadio. Non penso naturalmente ai 17 mila di cui si sente spesso parlare ancora oggi - io li ho visti solo su video! Diciamo che già un’affluenza di 1000/1500 persone sarà una bella emozione. Al resto ci penseremo passo dopo passo”.
C’è in ballo una moratoria: come va?
“Durerà ancora tre mesi. I debiti vecchi sono congelati per altri tre mesi, stiamo trovando degli accordi importanti con tutti i fornitori-creditori. Da questo lato sono molto soddisfatto. I commissari vogliono giustamente ‘capire’ la longevità, la continuità della SA. Con loro stiamo lavorando costruttivamente “.
Al di là dell’obiettivo sportivo, che è di mantenere quest’anno il posto in Prima Lega Promotion, qual è il suo proposito?
“Prima dell’obiettivo sportivo è necessario consolidare l’aspetto finanziario del club e dargli una continuità per almeno cinque anni. Assolutamente non dobbiamo pensare giorno per giorno come probabilmente ha fatto la precedente proprietà”.
Quello di Promotion è un campionato duro e difficile che lei conosce bene. Come lo vede?
“Ci ho giocato, è vero. È un campionato a 18 squadre, la fortuna, faccio per dire, è che ci sono due altre squadre ticinesi (Lugano II e Paradiso). Per questo motivo, come già ho lasciato intendere, abbiamo bisogno di giovani ‘rampanti’, giocatori che ‘mangiano’ l’erba, che non mollino sino all’ultimo minuto”.
Con Renato Sergi a Bellinzona ci sono i presupposti per fare bene. Legittimamente.
“Sono dal punto di vista amministrativo, logistico, dei bilanci e via dicendo. Situazioni che non sono del tutto chiare. Ci vorrà tempo per capire cosa veramente non va”.
Chiamiamole ‘carenze’: sono dovute alla precedente proprietà o si sono manifestate già prima?
“Sicuramente le vecchie gestioni hanno avuto delle difficoltà non avendo ‘radici’ solide sul territorio. Magari non si sono affidate alle persone giuste in ambito amministrativo: vedi biglietteria, rinnovi degli abbonamenti, la buvette - che, lo sottolineo, è molto importante. Voglio capire di che cosa ha bisogno il popolo granata. Spero di risolvere queste ‘mancanze’ il più presto possibile”.
Lacune che si trascinano da tempo?
“Secondo me sono state causate da una serie di ‘cose’. Loro sono arrivati dalla Colombia e dalla Spagna con la volontà di salire in Super League (vedi le roboanti dichiarazioni di Juan Carlos Trujillo, ndr). È stato un grave errore” (leggi il mercato che ha coinvolto un numero di giocatori colombiani non all’altezza della nostra Challenge League).
In fatto di giocatori dove sta attualmente il problema?
“Riguarda i tesseramenti, preferisco non entrare nei ‘dettargli’ in quanto siamo comunque a buon punto con la FIFA”.
Si può essere ottimisti?
“Ne sono convinto”.
Il popolo granata si sta chiedendo che Bellinzona sarà quello di Sergi:
“Vedremo un Bellinzona giovane. Una squadra combattiva che alla grinta abbini delle buone qualità tecniche. Un gruppo di giocatori che dia il mille per cento sul campo, al di là del nostro obiettivo che è la salvezza”.
Una squadra prevalentemente fatta in casa oppure con elementi della Svizzera interna e magari anche ‘stranieri?
“Almeno 7-8 giocatori sono del territorio, abbiamo gli occhi puntati sul nostro calcio regionale che è senz’altro di buona qualità. Per garantirci la salvezza sarà comunque necessario estendere il nostro bacino in Svizzera interna. Puntiamo anche lì su giovani cresciuti nel calcio svizzero”.
I fari sono puntati solo su di lei, al suo indirizzo un fiume di apprezzamenti e simpatie. È ammirato per la sua dedizione all’ACB di cui è stato anche giocatore. La definiscono un uomo straordinariamente coraggioso. Avverte questa responsabilità?
“Lo dice anche mia moglie che ho un grande coraggio!”. (Ci sta una bella risata).
Qual è un altro ostacolo che ci tiene a superare?
“È quello di riportare il cuore granata allo stadio. Non penso naturalmente ai 17 mila di cui si sente spesso parlare ancora oggi - io li ho visti solo su video! Diciamo che già un’affluenza di 1000/1500 persone sarà una bella emozione. Al resto ci penseremo passo dopo passo”.
C’è in ballo una moratoria: come va?
“Durerà ancora tre mesi. I debiti vecchi sono congelati per altri tre mesi, stiamo trovando degli accordi importanti con tutti i fornitori-creditori. Da questo lato sono molto soddisfatto. I commissari vogliono giustamente ‘capire’ la longevità, la continuità della SA. Con loro stiamo lavorando costruttivamente “.
Al di là dell’obiettivo sportivo, che è di mantenere quest’anno il posto in Prima Lega Promotion, qual è il suo proposito?
“Prima dell’obiettivo sportivo è necessario consolidare l’aspetto finanziario del club e dargli una continuità per almeno cinque anni. Assolutamente non dobbiamo pensare giorno per giorno come probabilmente ha fatto la precedente proprietà”.
Quello di Promotion è un campionato duro e difficile che lei conosce bene. Come lo vede?
“Ci ho giocato, è vero. È un campionato a 18 squadre, la fortuna, faccio per dire, è che ci sono due altre squadre ticinesi (Lugano II e Paradiso). Per questo motivo, come già ho lasciato intendere, abbiamo bisogno di giovani ‘rampanti’, giocatori che ‘mangiano’ l’erba, che non mollino sino all’ultimo minuto”.
Con Renato Sergi a Bellinzona ci sono i presupposti per fare bene. Legittimamente.
(Foto ENLA)