A inizio mese Mike Sgarbossa con il Rapperswil, ora Andrew
Agozzino con il Bienne. Per ragioni personali i due canadesi hanno rinunciato
ad adempiere ai contratti firmati con le due società elvetiche, che di conseguenza
sono dunque stati sciolti. Il 35enne “mancato” attaccante dei seeländer aveva
addirittura firmato appena a giugno l’intesa con il direttore sportivo Martin
Steinegger. Intendiamoci, forse è un caso che ci siano due casi analoghi in
così poco tempo e già in passato erano avvenuti fatti simili. È troppo presto
per parlare di una nuova tendenza, ma qualche riflessione s’impone. A fare
specie è l’età dei giocatori in questione, entrambi abbondantemente oltre la
trentina. Non sono dunque capricci legati alla giovane età, sono atleti maturi
con alle spalle lunghe carriere e ben difficilmente sono da spiegare con
prospettive sportive più allettanti (Sgarbossa ha firmato in AHL). Questi
repentini cambi d’idea devono fare riflettere. Per carità, lungi da noi
condannare certe decisioni, specialmente se legate a motivi familiari o
personali, ma forse alcuni elementi prima di prendere determinate decisioni
importanti e firmare contratti dovrebbero ponderare meglio il tutto. Ne va
della professionalità ed è anche una questione di rispetto nei confronti del
datore di lavoro. Troppo facile prendersi degli impegni e poi chiedere di
essere liberati. Rapperswil e Bienne sopperiranno ai mancati arrivi, ma quanto accaduto
rende ancora maggiormente l’idea di quanto sia difficile per un direttore
sportivo muoversi sul mercato straniero e avere “la certezza” di aver fatto la
scelta giusta. A dire la verità la certezza non esiste, troppe le incognite
legate alla nuova realtà. Certo che se oltre ai dubbi legati al valore sportivo
e all’impatto, si aggiungono quelli inerenti all’eventualità di un cambio
d’idea, ecco che per i vari Steinmann, Weibel e compagnia il lavoro diventa
ancora più ostico. La speranza è che i casi di Sgarbossa e Agozzino non
facciano troppa scuola.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)