Nonostante il risultato finale largamente ipotecato, il Tour
de France mantiene un sempre giustificato fascino. Nessuno, del resto, neppure
Tadej Pogačar può avere la sicurezza assoluta di non avere, da qui a domenica,
una giornata storta, per dire. E, in ogni caso, assistere a una tappa della
corsa ciclistica più importante del mondo è sempre qualcosa di magico. A pochi
passi dalla Romandia, questa cronometro da Evian a Thonon Les Bains ha attirato
quindi appassionati e tifosi non solo dalla Svizzera, ma da tantissimi paesi
europei e non solo: tante le lingue sentite parlare sul percorso, così come le
bandiere sventolate. Caldo, ovviamente, e anche un po' di brezza proveniente
dal Lemano che ha almeno provato a rinfrescare il pubblico e il vostro
cantastorie.
Su strada, il solito spettacolo, con uno dei grandi
favoriti, Filippo Ganna, che ha steccato. Sinora lo avevamo sempre visto
vincere dal vivo a cronometro: questa volta non siamo riuscirti a portargli
fortuna. Fuori anche dai primi 10, il verbanese non ha nascosto la propria
delusione a fine gara: "Non è andata come volevo. Ho dato forse troppo
sul tratto in salita e, alla fine della prova, ho sofferto". Ottima,
invece, la prova di Mattia Cattaneo: l'italiano, nonostante un evidente errore
all'uscita di una curva, ha preceduto infatti il connazionale specialista delle
corse contro il tempo. Non è bastato per vincere; tuttavia, per il 36enne,
compagno di squadra di Remco Evenepoel, il sesto posto è stato una grandissima
soddisfazione, unita alla da lui auspicata vittoria del capitano, tra l'altro
nel giorno della festa nazionale belga. Il duello per la vittoria di tappa è
stato infatti tra il primo e il secondo in classifica, vale a dire Tadej
Pogačar e il citato Remco Evenepoel, quest'ultimo in maglia iridata di campione
del mondo della specialità, sostenuto da diversi connazionali, sparsi sul
percorso. Un pubblico numerosissimo, tra l'altro, praticamente ovunque sulle
strade teatro della corsa, e che ha incitato tutti, chiudendo le polemiche sui
fischi dei giorni scorsi. E l'ha spuntata proprio il belga della Red Bull -
Bora, che si è imposto con un tempo da favola: 32' 19", 28" meno del
rivale sloveno.
Vogliamo dirlo? Ci voleva. Dopo le polemiche dei giorni
scorsi (i fischi, i controlli antidoping fatti ai corridori a orari assurdi),
ci voleva una giornata di ciclismo come si deve, una tappa da Tour de France.
Difficilmente riaprirà la corsa, perché la maglia gialla è apparsa in
grandissima forma, e ha davanti tappe nelle quali può fare la differenza.
Tuttavia, una curva presa troppo larga, nella foga di rincorrere il
battistrada, da parte dello sloveno, ha davvero spaventato tanti appassionati
in strada e le centinaia di giornalisti al seguito in sala stampa, a
dimostrazione che il Tour è sempre in bilico, come ha dimostrato quanto
accaduto a Jonas Vingegaard, messo fuori gioco, pochi giorni fa, proprio da una
rovinosa caduta. Il ciclismo è vivo, insomma: piaccia o no ai tanti detrattori
e a chi, a volte, non lo amministra al meglio.
(Foto SP)