Mattia
Bottani è ancora senza squadra. Dopo aver rifiutato l’offerta del FC Lugano, l’ex
attaccante bianconero, è in attesa di novità sul suo futuro.
Per ora, sono
arrivate poche offerte, come ha confessato lui oggi al Corriere del Ticino.
“Ci sono stati contatti con club di Challenge e Super League, ma nessuna offerta concreta che valesse davvero la pena prendere in considerazione".
L’addio è duro da metabolizzare: c’è qualcosa che non gli va giù:
"Le sensazioni sono simili a quelle di qualche mese fa; ho solo avuto più tempo per metabolizzare. Rimane un forte mix di orgoglio e gratitudine, ma anche l’amarezza per come si sono concluse alcune cose".
C’è una cosa che non ha digerito:
"La mia ultima partita a Cornaredo. Sono cresciuto in questo club e ho dato sempre il massimo. Fisicamente stavo bene e avrei potuto giocare dall’inizio. Avrei voluto salutare la mia gente e i miei compagni scendendo in campo da titolare e con la fascia al braccio, vivendo l’addio in modo diverso".
Da Croci-Torti si aspettava un trattamento diverso:
"Credo che la mia dedizione quotidiana meritasse una considerazione diversa rispetto ai 5-10 minuti che mi sono stati concessi nel finale di campionato. La mezz’ora conclusiva contro il Basilea, per altro, è stata fatta passare quasi come un regalo. Ma non lo era. Semplicemente, mi è stata tolta la possibilità di salutare i tifosi luganesi dal primo minuto».
Più deluso o arrabbiato con il Crus?
«Per essere delusi bisogna avere aspettative, e io non ne avevo più. Negli ultimi anni ho visto la società prendere decisioni importanti, allontanando figure storiche come Daprelà, Sabbatini e Custodio, così come il prof Townsend, che per il mister era un grande amico, non solo un collaboratore. Praticamente, a parte il Cao, è stato cambiato l’intero staff, compresi Di Benedetto e Aletti. Da un punto di vista societario, le scelte si possono anche ritenere comprensibili. Reputo per contro particolare che il mister le abbia sempre accettate in silenzio. Perciò non mi aspettavo che le cose, con me, andassero diversamente, anche perché il nostro rapporto si era incrinato da anni. Avrei solo voluto un confronto sincero, un “abbiamo deciso così”, guardandomi negli occhi. Ma per farlo servivano coraggio e coscienza pulita; si è preferito far finta di nulla fino all’ultimo giorno".
“Ci sono stati contatti con club di Challenge e Super League, ma nessuna offerta concreta che valesse davvero la pena prendere in considerazione".
L’addio è duro da metabolizzare: c’è qualcosa che non gli va giù:
"Le sensazioni sono simili a quelle di qualche mese fa; ho solo avuto più tempo per metabolizzare. Rimane un forte mix di orgoglio e gratitudine, ma anche l’amarezza per come si sono concluse alcune cose".
C’è una cosa che non ha digerito:
"La mia ultima partita a Cornaredo. Sono cresciuto in questo club e ho dato sempre il massimo. Fisicamente stavo bene e avrei potuto giocare dall’inizio. Avrei voluto salutare la mia gente e i miei compagni scendendo in campo da titolare e con la fascia al braccio, vivendo l’addio in modo diverso".
Da Croci-Torti si aspettava un trattamento diverso:
"Credo che la mia dedizione quotidiana meritasse una considerazione diversa rispetto ai 5-10 minuti che mi sono stati concessi nel finale di campionato. La mezz’ora conclusiva contro il Basilea, per altro, è stata fatta passare quasi come un regalo. Ma non lo era. Semplicemente, mi è stata tolta la possibilità di salutare i tifosi luganesi dal primo minuto».
Più deluso o arrabbiato con il Crus?
«Per essere delusi bisogna avere aspettative, e io non ne avevo più. Negli ultimi anni ho visto la società prendere decisioni importanti, allontanando figure storiche come Daprelà, Sabbatini e Custodio, così come il prof Townsend, che per il mister era un grande amico, non solo un collaboratore. Praticamente, a parte il Cao, è stato cambiato l’intero staff, compresi Di Benedetto e Aletti. Da un punto di vista societario, le scelte si possono anche ritenere comprensibili. Reputo per contro particolare che il mister le abbia sempre accettate in silenzio. Perciò non mi aspettavo che le cose, con me, andassero diversamente, anche perché il nostro rapporto si era incrinato da anni. Avrei solo voluto un confronto sincero, un “abbiamo deciso così”, guardandomi negli occhi. Ma per farlo servivano coraggio e coscienza pulita; si è preferito far finta di nulla fino all’ultimo giorno".
(Foto Ticishot-Simone Andriani)