Domenica sera a New York è diventato campione del mondo sulla panchina della Spagna: due anni or sono, aveva vinto l'Europeo.
Successi straordinari, per un allenatore diventato famoso per questi successi, per la sua religione e il suo fisico che allena tutti i giorni come se fosse un body-builder.
Adesso lo cercano tutti, lo vogliono tutti, ma lui non dimentica il suo passato, quanto sia stato difficile arrivare dov'è adesso.
Quella di Luis de la Fuente è stata una parabola incredibile, quelle storie che si vedono solo nei film.
Successi straordinari, per un allenatore diventato famoso per questi successi, per la sua religione e il suo fisico che allena tutti i giorni come se fosse un body-builder.
Adesso lo cercano tutti, lo vogliono tutti, ma lui non dimentica il suo passato, quanto sia stato difficile arrivare dov'è adesso.
Quella di Luis de la Fuente è stata una parabola incredibile, quelle storie che si vedono solo nei film.
Nell’ottobre del 2011, Luis de la Fuente fu esonerato dal Deportivo Alavés dopo nove giornate. Le telefonate smisero di arrivare. Rimase senza lavoro per diciotto mesi. Continuò ad andare nello stesso bar a fare colazione. Continuò a leggere il giornale.
Un giorno del 2013 trovò un piccolo annuncio nelle pagine sportive: la Federazione Spagnola di Calcio cercava un allenatore per le sue squadre giovanili. Chiamò Iñaki Sáez, ex commissario tecnico, che lo conosceva. Inviò il curriculum. Attese.
Un giorno del 2013 trovò un piccolo annuncio nelle pagine sportive: la Federazione Spagnola di Calcio cercava un allenatore per le sue squadre giovanili. Chiamò Iñaki Sáez, ex commissario tecnico, che lo conosceva. Inviò il curriculum. Attese.
La Federazione gli offrì il posto. Il contratto durava tre mesi. La missione: qualificare la Under 19 agli Europei in Lituania. Nessuna garanzia oltre a quella. De la Fuente firmò il 1° maggio 2013. Quello che seguì fu un lavoro nell’ombra. Campi giovanili, contratti brevi, categorie che nessuno segue. Nel 2015 vinse gli Europei Under 19 con una squadra che includeva Rodri, Mikel Merino e Unai Simón. Poi l’Under 21. Poi la Nazionale maggiore.
Tredici anni dopo l’annuncio sul giornale.
La carriera di de la Fuente non segue la solita trama del fuoriclasse che trionfa: non ha allenato né il Real Madrid né il Barcellona, non è passato da nessun gigante europeo, non ha avuto un momento di brillante rivelazione che il mondo potesse applaudire. Ha vissuto diciotto mesi senza chiamate, un piccolo annuncio, un contratto di tre mesi e la decisione di presentarsi.
La vita è anche questa: se vai avanti e ci credi, ce la fai.
Lo ha detto lo stesso allenatore dopo la vittoria del Mondiale, parlando di Ferran Torres, autore del gol decisivo: "Ha avuto momenti duri ma ci ha sempre creduto. E sono contento che sia stato proprio lui a darci questo successo. Nella vita, non bisogna mai mollare".
Parole di chi 15 anni fa era seduto in quel bar a leggere sempre lo stesso giornale. Ora, invece, scrivono di lui.
Tredici anni dopo l’annuncio sul giornale.
La carriera di de la Fuente non segue la solita trama del fuoriclasse che trionfa: non ha allenato né il Real Madrid né il Barcellona, non è passato da nessun gigante europeo, non ha avuto un momento di brillante rivelazione che il mondo potesse applaudire. Ha vissuto diciotto mesi senza chiamate, un piccolo annuncio, un contratto di tre mesi e la decisione di presentarsi.
La vita è anche questa: se vai avanti e ci credi, ce la fai.
Lo ha detto lo stesso allenatore dopo la vittoria del Mondiale, parlando di Ferran Torres, autore del gol decisivo: "Ha avuto momenti duri ma ci ha sempre creduto. E sono contento che sia stato proprio lui a darci questo successo. Nella vita, non bisogna mai mollare".
Parole di chi 15 anni fa era seduto in quel bar a leggere sempre lo stesso giornale. Ora, invece, scrivono di lui.