Quando avevamo organizzato la trasferta in terra francese,
c'era la segreta speranza di assistere a una tappa, questa di sabato 25 luglio,
decisiva per l'assegnazione della maglia gialla: sul percorso il Télégraphe
(11,9 km al 7,1%), il Croix de Fer (24 km al 5,2%), il mitico Galibier (17,7 km
al 6,9%) con salita finale all'Alpe d'Huez attraverso il Col de Sarenne (12,8
km al 7,3%), già sede dell'epilogo della frazione precedente: un menu
decisamente di spessore. Tadej Pogačar, invece, ha chiuso ieri ogni eventuale
spiraglio, con una di quelle imprese che vanno dritte dritte nella storia di
questo sport, e non solo. Lo sloveno, rimontando gli avversari in fuga, ha
infatti battuto il record di Marco Pantani sull'ascesa classica alla citata
Alpe d'Huez, primato che resisteva dal 1995, quando il campione del mondo non
era ancora nato. Per avere un'idea del tempo trascorso, oltre confine si
usavano ancora le lire, e nel FC Lugano giostrava Mauro Galvão. Il Pirata
impiegò 36' e 50"; Tadej ha fermato il cronometro, dopo aver percorso i 21
tornanti di una delle salite più importanti del ciclismo mondiale, a 35' e
26", dopo una rimonta irresistibile. Dietro di lui, rispettivamente a
6" e 9", il francese Lenny Martinez e l'ecuadoregno Richard Carapaz,
a dimostrazione che non è vero che la maglia gialla corre contro nessuno.
Semplicemente, è il più forte di un gruppo di corridori piuttosto veloci, ma
non abbastanza per arrivargli davanti.
Il resto è il sempre incredibile spettacolo di pubblico, con
centinaia di cicloturisti che affrontavano i 21 tornanti mitici che portano in
cima a una delle ascese più leggendarie del ciclismo, perché questo sport è uno
dei pochi che ti consente di misurarti sullo stesso teatro che ha visto i
campioni essere protagonisti. Le immagini televisive rendono l'idea, ma esserci
e respirare l'aria del Tour resta un'esperienza unica, per l'appassionato prima
che per il cantastorie. In ogni caso, il viaggio non è stato inutile, visto che
lo spettacolo è stato per palati fini, con l'affermazione in solitaria, dopo un
pomeriggio ricco di emozioni, di Richard Carapaz, aiutato anche da due cadute
di Kuss in discesa, che precedeva l'ecuadoriano di una manciata di secondi dopo
l'ascesa al Col de Sarenne. La maglia gialla ha invece fatto da gregario a
Isaac Del Toro, in maglia bianca di miglior giovane, facendosi staccare di
qualche secondo da Remco Evenepoel, che ha voluto in qualche modo lanciare il
guanto di sfida per il prossimo anno. Il messicano, domani a Parigi, festeggerà
anche il terzo posto in classifica generale: niente male per un ventiduenne.
Richard Carapaz, nella conferenza finale, ha sottolineato
una grande verità: è stato un Tour de France durissimo e selettivo, sia per il
percorso che per le condizioni climatiche. Ci sentiamo di condividere in pieno.
Certo, resta sullo sfondo una certa inquietudine per i controlli antidoping
fatti di notte, che hanno acceso brutti pensieri. Siamo dell'idea che tutto
finirà in una bolla di sapone: l'alternativa, che porterebbe a deludere i tanti
bambini che abbiamo incontrato oggi per strada, mentre applaudivano e
incitavano tutti, senza distinzione, non la vogliamo infatti neppure prendere
in considerazione.
(Foto SP)