Ciclismo
Pogačar, l'uomo dei record
Pubblicato il 25.07.2026 14:00
di Silvano Pulga
Quando avevamo organizzato la trasferta in terra francese, c'era la segreta speranza di assistere a una tappa, questa di sabato 25 luglio, decisiva per l'assegnazione della maglia gialla: sul percorso il Télégraphe (11,9 km al 7,1%), il Croix de Fer (24 km al 5,2%), il mitico Galibier (17,7 km al 6,9%) con salita finale all'Alpe d'Huez attraverso il Col de Sarenne (12,8 km al 7,3%), già sede dell'epilogo della frazione precedente: un menu decisamente di spessore. Tadej Pogačar, invece, ha chiuso ieri ogni eventuale spiraglio, con una di quelle imprese che vanno dritte dritte nella storia di questo sport, e non solo. Lo sloveno, rimontando gli avversari in fuga, ha infatti battuto il record di Marco Pantani sull'ascesa classica alla citata Alpe d'Huez, primato che resisteva dal 1995, quando il campione del mondo non era ancora nato. Per avere un'idea del tempo trascorso, oltre confine si usavano ancora le lire, e nel FC Lugano giostrava Mauro Galvão. Il Pirata impiegò 36' e 50"; Tadej ha fermato il cronometro, dopo aver percorso i 21 tornanti di una delle salite più importanti del ciclismo mondiale, a 35' e 26", dopo una rimonta irresistibile. Dietro di lui, rispettivamente a 6" e 9", il francese Lenny Martinez e l'ecuadoregno Richard Carapaz, a dimostrazione che non è vero che la maglia gialla corre contro nessuno. Semplicemente, è il più forte di un gruppo di corridori piuttosto veloci, ma non abbastanza per arrivargli davanti. 
Il resto è il sempre incredibile spettacolo di pubblico, con centinaia di cicloturisti che affrontavano i 21 tornanti mitici che portano in cima a una delle ascese più leggendarie del ciclismo, perché questo sport è uno dei pochi che ti consente di misurarti sullo stesso teatro che ha visto i campioni essere protagonisti. Le immagini televisive rendono l'idea, ma esserci e respirare l'aria del Tour resta un'esperienza unica, per l'appassionato prima che per il cantastorie. In ogni caso, il viaggio non è stato inutile, visto che lo spettacolo è stato per palati fini, con l'affermazione in solitaria, dopo un pomeriggio ricco di emozioni, di Richard Carapaz, aiutato anche da due cadute di Kuss in discesa, che precedeva l'ecuadoriano di una manciata di secondi dopo l'ascesa al Col de Sarenne. La maglia gialla ha invece fatto da gregario a Isaac Del Toro, in maglia bianca di miglior giovane, facendosi staccare di qualche secondo da Remco Evenepoel, che ha voluto in qualche modo lanciare il guanto di sfida per il prossimo anno. Il messicano, domani a Parigi, festeggerà anche il terzo posto in classifica generale: niente male per un ventiduenne. 
Richard Carapaz, nella conferenza finale, ha sottolineato una grande verità: è stato un Tour de France durissimo e selettivo, sia per il percorso che per le condizioni climatiche. Ci sentiamo di condividere in pieno. Certo, resta sullo sfondo una certa inquietudine per i controlli antidoping fatti di notte, che hanno acceso brutti pensieri. Siamo dell'idea che tutto finirà in una bolla di sapone: l'alternativa, che porterebbe a deludere i tanti bambini che abbiamo incontrato oggi per strada, mentre applaudivano e incitavano tutti, senza distinzione, non la vogliamo infatti neppure prendere in considerazione.
(Foto SP)