Esiste, nella Europa
calcistica che conta, un movimento pallonaro così disastrato e
politicizzato come quello italiano? No. Impossibile trovarne uno simile, si è riusciti a toccare il
fondo e si è continuato a scavare. Il calcio del Belpaese è
precipitato in una crisi sistemica che non vede una fine, tutto noto.
Un dato rappresenta la situazione in maniera emblematica: in Serie A,
il 67% dei minuti è stato giocato da calciatori stranieri; nella
Liga la quota scende al 39,6%; nella Ligue 1 si attesta al 48,3%.
Servirebbe una rivoluzione, altro che riforme. Malagò è un tipico
esponente della classe dirigente italiana, è completamente organico
alla politica romana, è legittimato sia dalla destra che dalla
sinistra, ha la capacità di essere trasversale. Il Presidente ideale
della Figc. Salvate il soldato Mancini, verrebbe da dire. La sua
nomina a tecnico della Nazionale è avvenuta in maniera surreale. È
andato in scena uno spettacolo grandioso, è stata intessuta una trama
dove si sono alternate tragedia e commedia (quella del peggior
livello). Hanno recitato attori protagonisti: Maldini; Leonardo;
Guardiola; Pirlo; Ranieri e l'elenco potrebbe continuare. Mica
interpreti di secondo piano. La corrispondenza di amorosi sensi tra
calcio e politica è stata intensa e salda. Le notti magiche del
calcio italiano, che un tempo si vivevano sul terreno di giuoco, si
sono trasformate in una pantomima. E il football rimane in un angolo
triste e melanconico. Ma animo il Campionato sta per iniziare: Juve,
Milan e Inter stanno per scendere in campo, Roma e Napoli rispondono
presente all'appello. Sarà un calcio di retroguardia, ma la passione
del tifoso è intatta. Miracolo, mistero e autorità sono le tre
forze che, secondo Dostoevskij, conquistano le persone.
CALCIO ITALIANO
Una storia sbagliata