L'intero mondo calcistico
ha espresso cordoglio per la morte di Franco Baresi. Nacque come
libero, interpretato, nella fase iniziale della sua carriera,
all'italica maniera. Era posizionato dietro lo stopper (il 5), che
marcava a uomo il centravanti avversario. Tatticamente era concepito
come l'ultimo baluardo. Difesa a uomo: è stata una categoria storica
e imprescindibile del calcio italiano, portata ad altissimi livelli
di applicazione. Il difensore era un marcatore spietato: la sua
missione era depotenziare in tutti i modi possibili l'attaccante. Il
libero doveva supervisionare e intervenire nell'ultima chiusura, molto
spesso era dotato di visione di gioco e buona tecnica di base.
Nell'estate 1987 giunse a Milanello, si trattava dell'era Berlusconi,
Arrigo Sacchi. La rivoluzione scoppiò forte e completa, si passò
alla zona. I quattro di difesa erano schierati in linea; il libero
doveva fare un passo avanti; si adottava il fuorigioco; il pressing
era esasperato; nessun arretramento, ma aggressione alta. Bisognava
essere padroni del gioco e non subirlo. Baresi doveva apprendere, e
si narra che Sacchi gli facesse vedere i filmati in VHS, delle
movenze di Gianluca Signorini, il libero del Parma, la sua ex
squadra. A lui avrebbe dovuto ispirarsi. Era il modello da cui
prendere esempio. I giornali parlavano che fosse una lesa maestà,
Baresi che prendeva lezione da Signorini. La rivoluzione fu messa in
dubbio per qualche mese, l'innovazione era considerata un attacco
decisivo contro la tradizione. Ma Berlusconi fu inflessibile: Sacchi
era l'avanguardia, era lui il nuovo profeta. Baresi rispose in
silenzio e sul campo. Il resto è avvenuto e la storia è nota.
CALCIO ITALIANO
Libero di essere Baresi F.