Per Francesco Pargalìa, il 1. agosto del 2026, è un giorno
che non dimenticherà mai. E non perché è il giorno della patria elvetica.
Oggi, infatti, debutterà sulla panchina del Bellinzona. La partita del Comunale (ore 18.30) contro il Bavois sarà il suo debutto da allenatore nel calcio degli “adulti”, dopo le esperienze con i giovani e il ruolo di assistente di Mangiarratti, prima a Vaduz e poi a Yverdon.
La scelta del club granata è piuttosto chiara: affidare a un allenatore giovane (38 anni), con tanta fame e soprattutto una buona conoscenza del calcio ticinese e svizzero, un progetto a lungo termine. Che ovviamente non deve costare troppo, almeno in queste prime battute, ma che possa garantire competenza e passione.
Siamo lontani dalle recenti esperienze vissute con Sannino e Raineri, tecnici diversi ma con molti campionati alle spalle, o dai tentativi fatti con Benavente, persona stupenda, ma a digiuno di calcio svizzero e messo lì senza grossi poteri decisionali.
Pargalìa sa che a Bellinzona bisogna fare il fuoco con la legna che si ha, e in questa stagione, bisognerà magari scaldarsi semplicemente con la brace. Insomma, niente fuochi di artificio, anche se siamo al primo di agosto.
Renato Sergi, puntando su di lui, ha fatto una scelta precisa e apparentemente a lungo termine. Qualcuno si ricorderà che in un’intervista a Fuorigioco, disse di essere una persona con poca pazienza: ecco, il ruolo di presidente lo metterà sicuramente a dura prova. Dovrà mantenere l’equilibrio anche nei momenti difficili, che probabilmente arriveranno, e difendere la sua scelta con fermezza e responsabilità. Una cosa non sempre scontata, nel frenetico calcio di oggi.
L’ACB, che naviga in acque tutt’altro che semplici, ha assoluto bisogno di stabilità all’interno dello spogliatoio e il sostegno al proprio giovane allenatore sarà fondamentale.
Per Pargalìa e Sergi, è arrivato il momento degli esami.
Oggi, infatti, debutterà sulla panchina del Bellinzona. La partita del Comunale (ore 18.30) contro il Bavois sarà il suo debutto da allenatore nel calcio degli “adulti”, dopo le esperienze con i giovani e il ruolo di assistente di Mangiarratti, prima a Vaduz e poi a Yverdon.
La scelta del club granata è piuttosto chiara: affidare a un allenatore giovane (38 anni), con tanta fame e soprattutto una buona conoscenza del calcio ticinese e svizzero, un progetto a lungo termine. Che ovviamente non deve costare troppo, almeno in queste prime battute, ma che possa garantire competenza e passione.
Siamo lontani dalle recenti esperienze vissute con Sannino e Raineri, tecnici diversi ma con molti campionati alle spalle, o dai tentativi fatti con Benavente, persona stupenda, ma a digiuno di calcio svizzero e messo lì senza grossi poteri decisionali.
Pargalìa sa che a Bellinzona bisogna fare il fuoco con la legna che si ha, e in questa stagione, bisognerà magari scaldarsi semplicemente con la brace. Insomma, niente fuochi di artificio, anche se siamo al primo di agosto.
Renato Sergi, puntando su di lui, ha fatto una scelta precisa e apparentemente a lungo termine. Qualcuno si ricorderà che in un’intervista a Fuorigioco, disse di essere una persona con poca pazienza: ecco, il ruolo di presidente lo metterà sicuramente a dura prova. Dovrà mantenere l’equilibrio anche nei momenti difficili, che probabilmente arriveranno, e difendere la sua scelta con fermezza e responsabilità. Una cosa non sempre scontata, nel frenetico calcio di oggi.
L’ACB, che naviga in acque tutt’altro che semplici, ha assoluto bisogno di stabilità all’interno dello spogliatoio e il sostegno al proprio giovane allenatore sarà fondamentale.
Per Pargalìa e Sergi, è arrivato il momento degli esami.