Sembrava un uomo troppo forte e
saldamente al comando. Mentre stava stava decantando e celebrando il
Mondiale americano, una sorta di dono al suo amico Trump,
l'indiscrezione giornalistica in merito alla privatizzazione della
Coppa del Mondo lo ha improvvisamente indebolito. Ora come se fosse un
pugile finito all'angolo. Sta subendo colpi: sta solo vacillando o
crollerà? E anche l'amico statunitense sembra tenerlo a distanza.
Gianni Infantino cerca di trovare la giusta soluzione: ha convocato
una riunione straordinaria, il suo obiettivo è quello di ristabilire la calma e temporeggiare. Ma anche il segretario generale Matias Grafström,
nella sostanza uno dei suoi più stretti collaboratori, prende le
distanze, facendo notare che ci si trova “trascinati in mezzo a
un ciclone”. E pure Arsène Wenger, direttore Fifa per lo
sviluppo calcio, sostiene che la “Decisione di ritirare il
progetto era assolutamente necessaria e indiscussa”. L'Uefa è
scesa in campo con decisione, reclama un cambiamento, seguita
da altre Confederazioni. Il sostegno a Infantino arriva dall'Africa,
dal Medio Oriente e da parte di alcune Federazioni asiatiche. Il
prossimo Congresso Fifa è previsto nel marzo 2027. Che cosa può
succedere? Infantino si dimette, consapevole di aver perso credibilità e fiducia;
viene destituito, 43 Federazioni richiedono un congresso
straordinario, e si vota in merito al suo esautoramento; viene
sconfitto nel prossimo mese di marzo, serve una maggioranza di 106
voti, l'Europa 55 voti e l'America Centrale 35 voti hanno già
espresso chiaramente il loro voto contrario al Presidente; rimane in
carica, e avvia il terzo mandato, e secondo lo statuto sarebbe
l'ultimo.
CALCIO INTERNAZIONALE
Fine della corsa?