Ho conosciuto Aidan Walsh a Busto Arsizio nel 2024, durante
il torneo di qualificazione alle Olimpiadi di Parigi nella boxe.
Aidan fu bronzo olimpico a Tokyo, in un contesto
particolare. Festeggiando l’accesso alle semifinali (sinonimo di medaglia,
nella boxe non c’è la finalina per il bronzo), il nordirlandese si ruppe la
caviglia destra.
Fratello di Michaela, pure lei olimpionica (primi fratello e
sorella nella boxe ai medesimi Giochi), la storia di Aidan è ricca
d’insegnamenti.
Psicologo sportivo con tanto di dottorato, supporta con la
GLL Sport Foundation gli atleti, con molti post sui social di sostegno. Il suo
mantra è avere il coraggio di chiedere aiuto, per depressioni, bullismo subito
(ad esempio da allenatori), il gaslighting (che è una forma subdola di
manipolazione psicologica e abuso emotivo in cui il manipolatore è detto
gaslighter) fa dubitare la vittima della sua percezione della realtà, della sua
memoria e della sua stabilità mentale.
Aidan lotta contro tutto ciò, elargisce consigli, vede
l’uomo dietro all’atleta, intelligentemente non pensa che la testa controlli il
corpo, l’anima; ne percepisce “l’insieme” del tutto. Ha vissuto il bullismo
dopo Tokyo e l’infortunio, ha chiesto aiuto e consiglia a tutti di non aver
paura a farlo. Gli infortuni, le debolezze, fanno parte della vita. Aidan come
un raggio di Sole ha scelto questa via, illuminare i processi oscuri, uscire
dall’ipocrisia che la testa possa da sola governare tutto. Consiglio di leggere
e seguire Aidan Walsh. Di mio mi tengo stretto nel cuore, nell’anima, il nostro
“pugnetto” scambiato a Busto Arsizio, ed il bellissimo sorriso.
(Foto AT)