Il ricordo
Semplicemente, un signore
Pubblicato il 14.08.2026 08:49
di Sandro Solcà
Pacato ma carismatico, sognatore e appassionato ma allo stesso tempo professionale e competente. Indipendentemente dalla propria fede hockeistica la prematura scomparsa di Fabio Gaggini ci lascia uno strano senso di vuoto e, in un certo senso, di impotenza davanti alle avversità che il percorso terreno ci pone davanti. Capitano della squadra che nella stagione 1981/82 ottenne la promozione nel massimo campionato e successivamente presidente, il primo, in quella che oggi conosciamo come Cornér Arena, Gaggini per l’Hockey Club Lugano è stato più di un simbolo, è stato un ponte intergenerazionale verso il ‘primo’ professionismo degli anni ‘80 e in seguito, cavalcando gli ultimi ‘romantici’ anni del disco su ghiaccio a ridosso dell’inizio del nuovo millennio, in vista della versione aziendale che oggi contraddistingue il club bianconero.
Dopo aver raccolto il pesantissimo testimone da Geo Mantegazza nel 1991, i primi anni di Fabio Gaggini alla testa del club non sono stati semplicissimi. Il Grande Lugano dei quattro titoli nazionali stava perdendo i pezzi, la concorrenza aumentava e trovare un degno erede John Slettvoll alla transenna, tra una comparsata e l’altra dello stesso Mago, risulta impresa titanica. Ciononostante, il Lugano continuerà a centrare i playoff, fino alla consacrazione del 5 aprile 1999, giorno in cui i bianconeri, sotto la stabile guida di Jim Koleff, sollevano il quinto trofeo della loro storia sotto le volte della Valascia nella storica finale tutta ticinese. Di titoli nazionali ne arriveranno altri due, nel 2003 e nel 2006, con Gaggini presidente dell’Associazione e Beat Kaufmann alla guida della ‘neonata’ società anonima.
Proprio l’anno dell’ultimo trionfo coincide con la pagina più buia del club e dello stesso Gaggini. Citare il Discogate è doveroso ma etichettare Fabio Gaggini, che come è stato il simbolo di un sodalizio è stato anche un leale avversario, per una singola seppur grave vicenda è riduttivo, irriconoscente e soprattutto irrispettoso verso una figura la quale si è distinta soprattutto per le sue vere caratteristiche. Quelle di un signore, di un presidente ‘morattiano’ capace di prefissarsi una leggera passeggiata fino a San Siro o una pedalata verso Davos in caso di trionfo e che, come l’ex patron della sua Inter, ha inseguito un sogno e tra un grande nome e l’altro, alla fine ce l’ha fatta.
(Foto Immagini RSI)