Jonathan Sabbatini al Taverne, Mattia Bottani al Collina d’Oro:
amici e icone del FC Lugano, a distanza di due anni hanno elegantemente
rifiutato l’offerta del club bianconero, che gli chiedeva di continuare la
carriera con la seconda squadra e diventare in futuro allenatori del settore
giovanile.
Sabbatini, due stagioni or sono, decise di andare in Challenge League con il Bellinzona del suo manager Bentancur, per poi firmare un anno dopo un contratto triennale con il Taverne dell’ambizioso Novoselskyi.
Bottani, dopo aver atteso invano durante l’estate un contratto importante in Super League, si è messo il cuore in pace e ha accettato l’offerta biennale del Collina d’Oro: calcio e prime esperienze professionali, un mix che lo ha convinto.
Si incontreranno nel derby e come ha confermato, ridendo, ieri sera a Fuorigioco Sabbatini, si daranno amichevolmente anche qualche “legnata”. Lo facevano già in allenamento con la maglia del Lugano.
Sono due ragazzi che hanno in comune parecchie cose: l’amore per i colori bianconeri, la lunga permanenza nel club della città e la resistenza nel lasciare la famiglia, anche se ieri sera Sabbatini ha confidato che avrebbe gradito un’esperienza ai Chicago Fire di Mansueto. Quell’opportunità che ebbe, e rifiutò all’ultimo momento, proprio Bottani.
Sabbatini, che sta facendo i patentini per diventare allenatore (al momento possiede l’Uefa B, che permette di allenare fino alla Prima Lega), ha le idee piuttosto chiare: vuol restare nel mondo del calcio, possibilmente come formatore. Un ritorno a Lugano, visti i buoni rapporti, non è da scartare.
E Bottani? Smaltita la delusione di non poter continuare una carriera ad alti livelli, sembra essersi calato già molto bene nel nuovo ruolo di chioccia. Sarà interessante capire se davvero lascerà il calcio, una volta finita la carriera, o se invece tornerà ad abbracciare, con altre vesti, la passione per il pallone.
Intanto, Taverne e Collina d’Oro, anche grazie alla loro forza finanziaria e strutturale, hanno messo a segno in questi anni dei colpi importanti. Forse non saranno i colpi che gli faranno vincere campionati, o forse sì, ma dal punto di vista dell’immagine e dell’appeal, sono sicuramente degni di nota.
Anche se si tratta di Prima Lega Classic, ossia la quarta categoria del nostro calcio, è normale seguire, anche solo per curiosità, la traiettoria di questi due giocatori, che a Lugano hanno lasciato grandi ricordi. E che forse, negli ultimi 20 anni, sono quelli che i tifosi hanno amato di più.
Sabbatini, due stagioni or sono, decise di andare in Challenge League con il Bellinzona del suo manager Bentancur, per poi firmare un anno dopo un contratto triennale con il Taverne dell’ambizioso Novoselskyi.
Bottani, dopo aver atteso invano durante l’estate un contratto importante in Super League, si è messo il cuore in pace e ha accettato l’offerta biennale del Collina d’Oro: calcio e prime esperienze professionali, un mix che lo ha convinto.
Si incontreranno nel derby e come ha confermato, ridendo, ieri sera a Fuorigioco Sabbatini, si daranno amichevolmente anche qualche “legnata”. Lo facevano già in allenamento con la maglia del Lugano.
Sono due ragazzi che hanno in comune parecchie cose: l’amore per i colori bianconeri, la lunga permanenza nel club della città e la resistenza nel lasciare la famiglia, anche se ieri sera Sabbatini ha confidato che avrebbe gradito un’esperienza ai Chicago Fire di Mansueto. Quell’opportunità che ebbe, e rifiutò all’ultimo momento, proprio Bottani.
Sabbatini, che sta facendo i patentini per diventare allenatore (al momento possiede l’Uefa B, che permette di allenare fino alla Prima Lega), ha le idee piuttosto chiare: vuol restare nel mondo del calcio, possibilmente come formatore. Un ritorno a Lugano, visti i buoni rapporti, non è da scartare.
E Bottani? Smaltita la delusione di non poter continuare una carriera ad alti livelli, sembra essersi calato già molto bene nel nuovo ruolo di chioccia. Sarà interessante capire se davvero lascerà il calcio, una volta finita la carriera, o se invece tornerà ad abbracciare, con altre vesti, la passione per il pallone.
Intanto, Taverne e Collina d’Oro, anche grazie alla loro forza finanziaria e strutturale, hanno messo a segno in questi anni dei colpi importanti. Forse non saranno i colpi che gli faranno vincere campionati, o forse sì, ma dal punto di vista dell’immagine e dell’appeal, sono sicuramente degni di nota.
Anche se si tratta di Prima Lega Classic, ossia la quarta categoria del nostro calcio, è normale seguire, anche solo per curiosità, la traiettoria di questi due giocatori, che a Lugano hanno lasciato grandi ricordi. E che forse, negli ultimi 20 anni, sono quelli che i tifosi hanno amato di più.