Gianni Infantino si trova
nella Repubblica Dominicana. La sua proposta di vendere parte del
Mondiale lo ha posto al centro di una polemica che non si attendeva.
L'Uefa lo contesta platealmente e ne chiede immediate dimissioni. Le
altre Federazioni continentali si schierano o aspettano di farlo. È
uno splendido e grande 'gioco di potere'. Il Presidente è in
campagna elettorale, il suo orizzonte è il Congresso primaverile
della Fifa, dove vorrebbe ottenere il suo terzo mandato. Deve uscire
dall'angolo, le critiche sul Mondiale erano blande ed erano state
contenute, ma l'idea di privatizzare la Coppa del Mondo ha fatto
vacillare il suo 'trono'. Il suo Impero ha tremato. Il voto è ancora lontano e quindi può
agire con le armi che ha a disposizione. Il suo obiettivo è chiaro:
concupire i 211 votanti. I mezzi che a disposizione sono quelli
finanziari, le casse della Fifa sono piene, e può promettere. E
lancia un messaggio popolare e rivolto ai piccoli. Le sue parole sono
nette: “Alcuni non vogliono che gli altri crescano”,
aggiunge: “Dobbiamo trovare investimenti per tutti e opportunità
per tutti”. È un programma che mette al centro i 'deboli' quei
paesi che vanno aiutati. Lo preoccupa il “divario tra i paesi
grandi, molto grandi e tutti gli altri”, e chiarisce:
“opportunità per tutti”. Prefigura un calcio democratico
e sociale. È noto rammentare che i paesi che compongono la Fifa sono
211, e ogni singolo voto conta e vale. Infantino, per il momento, è
l'unico candidato alla Presidenza. Non resta che attendere e mantenere la capacità
di meravigliarsi. Significa illudersi? Probabile.
CALCIO INTERNAZIONALE
Vuole difendere i più deboli